È la classica mossa del cavallo quella che, inaspettata, è giunta dalla maggioranza. È stato infatti presentato alla Camera dei deputati un emendamento alla legge elettorale, relatore Angelo Rossi di Fratelli d’Italia, che, una volta approvato, permetterà agli elettori lontani dal loro comune di residenza per motivi di lavoro, studio o cura medica di votare nel luogo ove sono temporaneamente domiciliati.
Il provvedimento interesserà una fetta rilevante di elettorato e può essere considerato un contributo importante per favorire quella partecipazione alla vita democratica del Paese su cui tante volte ci si richiama, contribuendo a superare quello iato fra politica e cittadini che è andato sempre più allargandosi nel corso degli ultimi anni. Ancora una volta la maggioranza, che si vorrebbe divisa su tutto, sconfessai gufi e trova la quadra su un provvedimento su cui pure esistevano sensibilità diverse al suo interno. A testimoniarlo la nota congiunta dei responsabili giovanili dei quattro partiti al governo: Fabio Roscani di Gioventù Nazionale, Luca Toccalini della Lega, Simone Leoni di Forza Italia e Maria Chiara Fazio di Noi Moderati.
DIRITTO
L’emendamento non è solo il coronamento di una legittima richiesta di studenti e lavoratori impossibilitati ad esercitare il loro diritto di voto per la difficoltà di raggiungere, spesso anche per motivi economici, il comune di residenza. È anche il modo per smascherare l’inconcludenza parolaia e l’ipocrisia di una sinistra che di quella battaglia aveva fatto un simbolo, ma che, pur essendo stata tanti anni al governo, non l’aveva mai convertita in un disegno di legge.
Che faranno ora i nostri compagni? Voteranno contro sé stessi, adducendo chi sa quali alibi, pur di tener fede all’assunto che i provvedimenti si giudicano non per il loro contenuto, come dovrebbe essere in democrazia, ma in base a chi li propone? Oppure, terranno fede alle loro promesse e, col loro voto favorevole, certificheranno di fatto che la destra antepone in modo fattivo gli interessi degli italiani a quelli di parte o di potere che tengono ogni giorno invece impegnata la sinistra?
REAZIONI
Per il momento, stando alle prime reazioni, si sceglie la linea del silenzio o dell’indifferenza. Oppure ci si intesta una vittoria che non è la propria. Per la grillina Emma Pavanelli la maggioranza si sarebbe messa in moto «solo dopo le forti pressioni delle opposizioni e la mobilitazione di studentesse, studenti e giovani fuori sede. Se oggi il voto fuori sede è finalmente al centro del dibattito parlamentare, è grazie al lavoro delle opposizioni e alla mobilitazione dei giovani, non certo a un’iniziativa della destra». Poi ci sono i “bene, ma...”. «Bene ma poteva essere fatto prima», dice Giulia Pastorella di Azione, senza probabilmente accorgersi che a non farla sono stati proprio i governi della sua parte politica. «Bene, è una nostra battaglia, aspettiamo i testi», sottolinea invece Marianna Madia di Italia Viva. C’è poi chi insiste su una presunta macchinosità del provvedimento, che scaricherebbe sui comuni procedure complesse.
Una vera e propria bufala, con rispetto parlando.
L’emendamento, composto di un solo articolo diviso in sette commi, prevede semplicemente l’iscrizione entro il 31 dicembre di ogni anno d un registro appositamente allestito nel comune in cui si è domiciliati, e vale per ogni tipo di elezione che si svolgerà nell’anno successivo. L’iscrizione può, fra l’altro, essere fatta pure online. Insomma, alla sinistra non resta altro, ancora una volta, che rosicare.




