Sarà un’altra estate calda, caldissima. E non certo solo per il clima. A 4 di Sera, su Rete 4, un servizio si concentra sul caro energia e i rincari dei prezzi dei carburanti alla pompa. «Stiamo peggiorando sempre di più, è diventato un lusso prendere la macchina», si lamenta un automobilista. A pesare, ancora una volta, la situazione in Medio Oriente e il nuovo stallo nello Stretto di Hormuz. A questo macroscenario si legano le vicende italiane, compreso il tanto chiacchierato taglio delle accise.
«Non è che il governo ha interrotto gli interventi sulle accise immaginando che ci sarebbe stata una pace. Gli interventi sono stati interrotti in ragione di un forte calo del prezzo del petrolio. Anche oggi stesso, nonostante tutto, il petrolio è a 75 dollari al barile», precisa Sara Kelany, esponente di Fratelli d’Italia, in collegamento con Francesco Vecchi. «Guardate che ad aprile aveva truccato i 130 dollari al barile. Quando Giorgetti parlava di una cosiddetta bonaccia della pace che aveva determinato l’interruzione degli interventi che erano stati fatti, e ricordo che noi abbiamo fatto ben quattro decreti sul taglio delle accise, sia sulla benzina verde che sul gasolio, questi interventi sono stati interrotti per un motivo oggettivo. È del tutto evidente che se si dovessero produrre le condizioni per cui sarà necessario intervenire nuovamente, questo Governo non si tirerà certamente indietro. Il costo complessivo degli interventi che sono stati operati sulle accise ammonta a circa 2 miliardi di euro, finanziati quasi integralmente con l’extragettito IVA. Il governo è molto attento a questi problemi».
Secondo Paolo Liguori, però, concentrarsi solo sulla questione Hormuz potrebbe essere molto pericoloso. «Stiamo completamente sottovalutando l’altro fronte che ci riguarda. Al vertice di Ankara le cose più importanti che sono state fatte sono dichiarare che la Russia è un nemico anche strategico, questo ha detto Trump ed è più grave delle dichiarazioni su Hormuz, poi la questione della cessione degli F-35 alla Turchia è una cosa che ci dovrebbe riguardare molto da vicino, perché una volta noi eravamo la portaerei del Mediterraneo, adesso mi sembra che l’alleato principale sia la Turchia. Noi ci confondiamo molto con la narrazione “Hormuz uguale petrolio, uguale benzina, uguale non possiamo fare il pieno”. Non è così, non è quello il pericolo maggiore, Hormuz certamente è un problema, però la benzina sale pure per l’altro motivo, l’energia sale pure per l’altro motivo. La gente che ci ascolta non sa che il rischio maggiore che abbiamo oggi è quello sul fronte orientale, io ancora oggi leggo i giornali, si stupiscono del fatto che ci siano minacce russe così forti, mentre invece alcuni non si stupiscono».




