Libero logo

Giorgia Meloni, i militanti e il patto con Vannacci: cosa filtra dai vertici FdI

di Pietro Senaldisabato 5 settembre 2026
Giorgia Meloni, i militanti e il patto con Vannacci: cosa filtra dai vertici FdI

4' di lettura

Fratelli d’Italia certo, ma anche tutti fratelli di Giorgia. Quello di Meloni è il partito più unito in circolazione. La compattezza e la fiducia nel leader, merce rara di questi tempi nella politica. La Meloni celebra il suo record.

Fratelli d’Italia certo, ma anche tutti fratelli di Giorgia. Quello di Meloni è il partito più unito in circolazione. La compattezza e la fiducia nel leader, merce rara di questi tempi nella politica italiana. A Bari è stata celebrazione del record di durata del governo. La presenza solo in collegamento dei due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, ha contribuito però a caratterizzare l’appuntamento come il raduno pre-partita di una squadra alla vigilia della finalissima. Assenze comprensibili, tutto sommato: avanti insieme con Giorgia, d’accordo; ma non è il caso di venire in Puglia a farle da paggetti.

Giorgia Meloni, quelle parole profetiche di 5 anni fa

Per gentile concessione dell'editore, pubblichiamo alcuni stralci de La versione di Giorgia, libro-intervista di Ale...

Che in questi quattro anni è stata brava, meglio del previsto e finanche dell’auspicabile, hanno iniziato fin dal mattino a riconoscerglielo i suoi colleghi stranieri. La sua gente, tutti gli uomini di partito inclusi, non l’hanno mai messo in dubbio, neppure adesso che è esploso Roberto Vannacci e Forza Italia e Lega, con i loro travagli interni, rischiano di indebolire la coalizione.

ELEMENTI
Sono i tre fattori che mettono a rischio la vittoria della conferma. Animo, Meloni non ha convocato tutti a Bari per farsi applaudire mentre si guarda allo specchio. Lo scopo è rimotivare i suoi, dare la carica psicologica per affrontare la lunga campagna elettorale, con le parole chiave giuste. Ce n’era bisogno, lo si capiva dall’attesa per il discorso, tenuto segretissimo fino all’ultimo istante, atteso anche dai vertici come una sorta di vademecum. Nell’area riservata alle prime file del partito prima del suo intervento, si aspettavano le parole di Giorgia neanche fossero quelle del Messia. E sono suonate decise e consolatorie: ricordatevi che abbiamo preso un’Italia malata e la stiamo curando. E via con i dati, le cose fatte e gli applausi... Orgoglio. Ragazzi, non ci davano due lire e guardate cosa siamo stati capaci di fare. Conti in ordine, tenuta politica, considerazione internazionale, risultati.

Giorgia Meloni e la grande rosicata della sinistra: il successo genera rancore

Il successo ispira l’invidia, l’invidia genera rancore, il rancore produce menzogne. Funziona così, p...

«Abbiamo portato l’Europa sulle nostre posizioni, ecco cosa significa contare. Ma se l’Italia è più forte è merito di tutti noi, andate ed evangelizzate. La rivendicazione del buono fatto non porta voti, ma conferisce sicurezza a chi è chiamato a portarli. Si poteva fare di più, ma se avessero vinto gli altri, avrebbero fatto molto meno. Lotta all’immigrazione, sicurezza, carovita e tasse, finanche sanità, «visto che chi ci fa le pulci sulle liste d’attesa non ha fatto nulla»: c’è qualcuno che pensa davvero che i giallorossi avrebbero fatto meglio?

SQUADRA
Ringraziamenti: il record è di tutti, gli altri non avrebbero potuto mai farlo, visto che tutti e tre i governi più longevi sono del centrodestra. Occhio però, perché se è vero che in Italia non è che si governa se si vincono le elezioni, ma piuttosto se non si perdono, non ci si può crogiolare troppo sulle debolezze dell’opposizione, al momento senza sfidante e senza programma. L’annuncio della legge elettorale con l’indicazione del candidato premier mette il dito nella piaga dei rivali: non hanno leadership.

Immancabile, tutto nel personaggio, lo sfottò che fa partire risate e applausi: «Quando c’erano loro...», e vai con l’elenco delle sciagure giallorosse. Meloni è la forza del centrodestra e lo sa; ieri ha scaldato i motori, un comizio sgasando per darsi potenza ed esibirla. La sua personalità, gli inglesi direbbero lo standing, tuttavia ormai è tale da renderla per paradosso anche il leader dell’opposizione. Il valore aggiunto, Elly Schlein o Giuseppe Conte non lo trovano in se stessi, ma nel fatto di essere i potenziali sfidanti della premier. L’arma per smontarli è mostrarli nudi di idee e credibilità, come sono in realtà, al punto che nessuno dei due riesce a convincere neppure la metà del potenziale elettorato del campo largo.

LA LINEA
E il generale Roberto Vannacci, evocato nella difesa della legge sul femminicidio? Inopportuno anche solo parlarne. I sondaggi che lo danno in crescita li conoscono tutti. Qualcuno, tra i militanti, vorrebbe l’alleanza, per essere certo della vittoria. Non è cosa presa in considerazione però; anche su questo sono tutti compatti. Il più tranquillo è Francesco Lollobrigida, che nel partito è l’uomo dei numeri e dei calcoli elettorali fin da quando erano tutti ragazzi; fu lui ad anticipare a Giorgia che avrebbe vinto il congresso dei giovani di An a Viterbo, quasi vent’anni fa.

In questi quattro anni «non ci è mancato niente», ha arringato Meloni: guerre, alleati europei in pezzi, le bizze di Donald Trump, la benzina alle stelle, l’addio al gas russo. Potenziali fattori di destabilizzazioni mitigati dalla stabilità del governo. Se la confusione è grande sotto il cielo, l’elettore tende a ripararsi in chi ha mostrato di aver saputo aprire l’ombrello, anche se qualche goccia è riuscita a filtrare.

Più la sinistra grida al lupo e fa l’elenco delle disgrazie, più gli elettori correranno verso il pastore conosciuto, lo “scudo” che lei ha incarnato nella stabilità e che la premier usa come arma d’attacco anziché di difesa, piuttosto che cercare la soluzione nell’ignoto, o nel passato noto per i danni che si è lasciato dietro.

CAPOSALDO 
E le promesse elettorali? La serietà è la promessa di chi «non ha usato bonus», ovverosia denaro pubblico, «alla ricerca di consenso e vittorie nelle urne». C'è ancora un'Italia da continuare a rifare, seguendo l’esempio delle generazioni dei nostri padri, «ed è un onore per me servirla insieme a voi». Citazione militare, inno nazionale e chiusura. Non c’è niente da festeggiare, è stato il mantra dell’opposizione rosicante per il record. Festeggiate finché potete, ovverosia finché ci siamo noi, è stata la risposta non detta. E meglio per tutti, anche per la sinistra e i suoi elettori, se ci saremo anche per i prossimi cinque anni.