Il successo ispira l’invidia, l’invidia genera rancore, il rancore produce menzogne. Funziona così, praticamente è inevitabile che chi non è d’accordo con il governo Meloni, quelli che l’hanno legittimamente contrastato e meno legittimamente infangato stiano rosicando di bestia per il record di durata dell’esecutivo e della sua maggioranza. Rosicare: provare rabbia, invidia e frustrazione per qualcuno che ce l’ha fatta. Ed è questo ciò che tracima in queste ore dalle opposizioni e dai loro cantori.
Dicono: che mai avranno questi da festeggiare, e giù con la narrazione di un Paese in rovina, debilitato, affamato e sperso nel mondo. Da quando si è insediato questo governo la locomotiva Germania si è schiantata, la Francia si è fermata, nel Regno Unito sono cambiati più governi che stagioni. L’Italia, viceversa, si è rimessa in piedi e cammina, lentamente ma avanza. Si poteva andare più spediti? Può essere, ma certamente non con le ricette proposte dalle opposizioni in materia economica (patrimoniali), energetica (mai il nucleare) e di sicurezza (no al rigore, sì all’immigrazione senza regole); avrebbe potuto essere senza il fardello di cambiali firmate da Conte e dalla sinistra (superbonus e reddito di cittadinanza) trovate nei cassetti di Palazzo Chigi al momento dell’insediamento; sarebbe stato possibile andare più spediti senza le guerre in Ucraina, in Israele, in Iran e le loro conseguenze sulla bolletta energetica. È andata così, e tutto sommato non è andata malaccio.
Non c’è stata la goleada? Nessuno lo aveva promesso né pensato. Uno a zero e palla al centro. Il centrodestra il turno l’ha superato e giustamente si festeggia. Di là tutti a denigrare una cosa che piacerebbe loro moltissimo: governare un grande Paese per un’intera legislatura, se bene o male lo decideranno poi gli elettori.




