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Emilia, abusi edilizi? Lo scandalo: le case vengono date ai rom

di Massimo Sanvitovenerdì 11 settembre 2026
Emilia, abusi edilizi? Lo scandalo: le case vengono date ai rom

3' di lettura

Nella rossissima Emilia-Romagna esiste una legge regionale, la numero 11 del 2015, che si basa «sul riconoscimento delle identità culturali e sociali di rom e sinti e delle loro specificità». Tradotto: siccome i nomadi hanno uno stile di vita particolare bisogna assecondarli in tutto e per tutto. Parola d’ordine: inclusione.

Si dà però il caso che oltre a puntare sulle “microaree famigliari” al posto dei ben noti campi rom, la direttiva prevede la cosiddetta “sperimentalità”. Ovvero? La possibilità, offerta dalla Regione ai vari Comuni, di riassegnare gli immobili sequestrati perché abusivi agli stessi responsabili delle malefatte anziché demolirli come imporrebbe il buonsenso. A patto che i rom corrispondano regolarmente un canone alle amministrazioni. Tutto vero. Di quattrini versati, però, non s’è vista nemmeno l’ombra. Oltre il danno, la beffa.

LEGA ALL’ASSALTO

La Lega emiliana è sulle barricate. Il consigliere Tommaso Fiazza ha depositato un’interrogazione per chiedere alla giunta De Pascale «di precisare quante sono, e in quali territori si trovano, le aree acquisite al patrimonio pubblico in quanto gravate da abusi edilizi», oltre «a quale vigilanza è esercitata sulla “sperimentalità” che consente ai nuclei rom e sinti di derogare le previsioni dettate dalle leggi urbanistiche ed edilizie».

Il Carroccio aveva già presentato in Consiglio regionale un progetto di legge per eliminare queste normi e fatto un accesso agli atti per acquisire informazioni. La maggioranza di centrosinistra, però, non ha mai calendarizzato la discussione e così ecco l’interrogazione del consigliere Fiazza. «L’ultima clausola valutativa ha individuato 18 aree acquisite al patrimonio pubblico o in via di acquisizione in quanto gravate da abusi edilizi rispetto alle 124 microaree familiari complessive, evidenziando come queste si siano moltiplicate nel corso degli anni», spiega il leghista. Un altro effetto della legge regionale del 2015, il governatore era il piddino Stefano Bonaccini, è stato anche quello di aumentare gli insediamenti popolati dai rom: chiusi i campi più grandi, infatti, questi sono stati spezzettati in insediamenti più piccoli ma più numerosi.

Secondo la sinistra, la caratteristica delle microaree è “consentire condizioni di vita migliori alle famiglie, rispettarne le specificità culturali rispetto al tema dell’abitare, favorirne l’autonomia e l’emancipazione, avere un impatto meno forte sul tessuto sociale, creare i presupposti per l’autogestione responsabile e indipendente delle aree stesse, sgravando le amministrazioni dei costi, spesso considerevoli, sostenuti annualmente per la gestione e la manutenzione delle aree sosta pubbliche". Si è proprio visto...

I NUMERI

«Da notizie provenienti da alcuni dei Comuni interessati, non risulterebbero mai essere stati versati i canoni di locazione previsti», denuncia Fiazza. Solo per fare un esempio, da un accesso agli atti del Comune di Reggio Emilia (altra giunta rossa) è emerso come il Servizio Patrimonio si è attivato per la “procedura di riscossione dell’indennità di occupazione” riguardo a quattro aree abitate da nomadi: due zone agricole, una in prossimità di un fiume, una nei pressi di un’autostrada. “Nessun versamento è stato effettuato a favore dell’amministrazione”, si legge nella risposta del Comune. Per altre due aree, per cui sono in essere altri procedimenti, “non si è ritenuto al momento di procedere con la richiesta”. Ergo: nessuno ha ancora pagato il dovuto. E chissà quante altre Reggio Emilia ci sono in tutta la regione... Tra circa due mesi, quando la giunta risponderà, sarà tutto più chiaro.

«Il risultato è paradossale: chi realizza un abuso edilizio può arrivare a ottenere nuovamente in locazione proprio quell’area. Una possibilità che non viene certamente riconosciuta al cittadino emiliano-romagnolo che commette lo stesso abuso», attacca ancora il consigliere leghista. Dunque? «Non possono esistere zone di franca impunità: chi commette un abuso edilizio deve sottostare alle medesime regole e sanzioni previste per il resto della popolazione, senza alcun tipo di privilegio o di sanatoria strisciante: è francamente inaccettabile che un rom o un sinto abbia più diritti di un italiano onesto».