Vedi quelle facce sotto i trent’anni e ti emozioni. Perché pensi al tempo della destra che doveva fare attenzione ad affiggere manifesti, a rientrare in casa, a respirare. Ieri sera a Roma, Fenix, la festa annuale di Gioventù nazionale, in un dibattito impegnativo di per sé, sulla storia dell’anticomunismo e della violenza antifascista. Interlocutori tutti autorevolissimi come Franco Cardini, Giampiero Mughini, Marco Perissa e Gennaro Sangiuliano. A moderare Matteo Malacrida.
Non hanno vissuto - quei ragazzi di fronte al palco dedicato non a caso al “Tempo del coraggio” - quegli anni terribili, quando si gridava si praticava - che “uccidere un fascista non è reato”. Oggi, però, quell’odio sembra tornare, la “colpa” sta nella presenza di Giorgia Meloni a Palazzo Chigi: a sinistra più o meno estrema sono scatenati. Proprio nel nome dell’antifascismo militante furono assassinati tanti, troppi giovani missini. E francamente non ce la faccio a dichiararmi antifascista di questi tempi, in cui ogni giorno ti chiedono un tesserino ad hoc.
Ignazio La Russa umilia la sinistra: "Vannacci? Lo avremmo già baciato in bocca"
Su Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale nonché ex Lega, c'è anche un "problema etico. Pot...Non è voglia di restaurazione, più di quelli là amiamo la democrazia e non la dittatura. Ma non dimentichiamo il sangue sparso tra gli anni settanta e gli anni ottanta. Nella memoria vedo ancora brillare le fiamme della mia casa bruciata per sterminare la mia famiglia; e poi quelle dell’autovettura di mia mamma; e ancora le pallottole che mi fischiarono addosso in via Acca Larentia, l’anno dopo la strage senza colpevoli... Era la nostra vita folle. Poi, nelle istituzioni, dove chi ha vissuto percorsi simili deve militare in modalità disincantata, senza mai dimenticare da dove veniamo, quelle sezioni del Msi che restano profumo sulla pelle.
In quegli anni la paura la vivevano più le nostre famiglie che noi. Un antico, storico dirigente del Msi e di An come Donato Lamorte diceva che eravamo figli dell’incoscienza. Furono anni di eroismo inconsapevole, ma il MSI era tutto. Per gli antifascisti di quella storia tormentata invece era troppo. Nelle istituzioni, certo, c’era - e chissà se c’è ancora - un rapporto con gli avversari che ne soffriva, perché si sentiva addosso l’odio del nemico. La nostra gioventù non ha mai sfilato in manifestazioni bruciando manichini con l’immagine dell’avversario, ora è la regola rossa. Ecco perché quando sento parlare di antifascismo vorrei dire al generale Vannacci che non mi sento di abbracciare quel richiamo non solo perché antistorico, non perché non ci si chiede se siamo AntiNapoleone o anti Antichi romani. Non lo sono - e vorrei dire non lo siamo - proprio per i troppi Caduti che abbiamo salutato nelle loro bare. Destra per stile e cultura, non per moda e propaganda. Azzeccatissimo il titolo del dibattito di ieri sera, “la storia proibita”, che racconta quel che si nega da decenni, l’asimmetria della memoria. L’alibi è che in Italia c’è stato il fascismo. Ma nessuno ha tentato di restaurarlo.
Giorgia Meloni, niente Onu: sceglie la festa dei giovani di FdI
Giorgia Meloni non parteciperà all’Assemblea Onu di New York in programma martedì prossimo, il 22 se...Dicono i post comunisti, quelli con i lucciconi per il Pci: «Noi eravamo comunisti italiani, non russi». Le Br furono comunisti italiani, non russi. E con loro vi scannaste per chi era più degno dell’ideologia. L’antifascismo è diventato ideologia di Stato; l’anticomunismo è rimasto sospetto. Non si tratta di “revisionismo”, ma di chiedere lo stesso metro: foibe, gulag, Cambogia di Pol Pot, migliaia di vittime delle Brigate Rosse e di Prima Linea non possono restare una nota a piè di pagina. Le scritte di questi giorni sui teli di Fenix (“tempo della P38”, falce e martello, Pol Pot) lo dimostrano da sole: chi attacca usa ancora il repertorio degli anni di piombo.




