Pascal Bruckner ha scritto che la nostra epoca passerà alla storia per avere inventato l’antirazzismo razzista. Un concetto che, messo in pratica, significa due cose: che va combattuto il “privilegio bianco” e che chi difende l’identità, qualsiasi tipo di identità, è un razzista da espellere dal consesso civile. Il concetto è stato usato anche per commentare e criticare l’idea di un tetto agli studenti di origine straniera che non sanno l’italiano. Una cosa ovvia e di buon senso, ma non se proviene da un governo di destra. Va bene se lo dice Mattarella (1989), va bene se lo dice D’Alema (1999) ma se lo dice Giorgia Meloni lo fa per parlare al suo “popolo razzista” (Nadia Urbinati dixit). Lo fa per prendersi gli applausi di giovani che hanno una vita di “me...” costretti a sorridere dei comizi di Giorgia (cit. Scanzi). Ma ancora più singolare è stato il fatto che il mondo progressista nella sua componente femminile non ha battuto ciglio dinanzi all’annuncio di abolizione del burqa e del niqab anzi ha alzato il sopracciglio inquisitore. O il problema viene negato (non ci sono burqa in giro, non ci sono niqab in classe, la diversità è ricchezza) o viene rovesciato. La vera offesa al corpo femminile non è di chi vuole le donne coperte dalla testa ai piedi bensì di chi le vuole scoprire in nome della libertà. Che siano proprio quelle che si dichiarano femministe a sostenere questa assurda tesi è assai bizzarro ma vero. Prendiamo l’articolo uscito sul Manifesto di Renata Pepicelli dal titolo “Lo svelamento di Pontida è senza le donne”. Vi si critica quanto avvenuto a Pontida dove alcune attiviste del collettivo francese Némésis sono apparse sul palco indossando il niqab e poi lo hanno tolto inneggiando alla libertà. Sbagliato: perché così “il corpo della donna musulmana” viene trasformato “in una superficie sulla quale la nazione iscrive i propri valori e traccia il confine tra civiltà e barbarie, emancipazione e oppressione, noi e loro”.
Scuole ghetto, "il pericolo della fuga dei bianchi": Valditara zittisce la sinistra
La conoscenza dell'italiano sarà l'elemento centrale delle nuove norme sul tetto del 30% degli studenti s...RITROSIA A CONDANNARE
Ci sarebbe da discutere a lungo su questa ritrosia a condannare pratiche culturali e religiose che nascondono il corpo femminile giudicandolo quasi qualcosa di “impuro”, ma certo queste posizioni creano contraddizioni insanabili. Da un lato abbiamo le parlamentari del campo largo e dunque progressista che difendono la minigonna contro le battutacce di Vannacci e contro l’imprudente linguaggio ottocentesco di Tajani e dall’altro lato però si assolvono burqa e niqab in nome del pluralismo culturale perché l’Occidente è sempre e comunque la terra dove vige il “blantriarcat”, il predomino bianco, fonte di tutti i mali. Mali che vanno espiati abbracciando l’altro, che non è un diverso, ma una sorta di “salvatore” che ci arricchisce, che apre gli orizzonti, che migliora la società, la nostra fiacca società opulenta e nichilista. Lo scrittore Eraldo Affinati ci ha fatto la lezione su Repubblica: “Perché l’Italia è migliore grazie a Satib, Fatima e Alì, i ragazzi venuti da lontano”.
Immigrati a scuola, si cambia: cosa c’è nel decreto Valditara
Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, respinge le polemiche sollevate dalla sinistra dopo l’annun...Con loro, per loro sarà costruita la nuova Europa. Le classi con tanti ragazzi che non parlano l’italiano sono un eccellente “laboratorio antropologico”. Solo un disumano cinismo può opporsi a questa “osmosi”. Diventare stranieri in casa propria non deve far paura: lo ha sostenuto ormai parecchi anni fa la scrittrice francese Marie Darrieussecq: «Bisogna istituire una cittadinanza mondiale, con documenti validi su tutto il pianeta... l’umano del futuro sarà beige scuro e avrà i capelli castani. La Francia e il mondo diventeranno meticci». Manca pochissimo al passo ulteriore: quando il burqa diverrà simbolo di progresso e il vietarlo simbolo di regresso.




