C’è una sindrome che si sta diffondendo in Italia soprattutto tra la sua classe dirigente o presunta tale, la sindrome nota col nome di “Bimbominkia” (scoperta dagli scienziati all’inizio degli anni Duemila all’apparire dei primi social network) i cui sintomi sono così definiti: carattere infantile, atteggiamento autoreferenziale e arrogante, eccessivo e distorto uso della tecnologia social.
Non essendo ancora stato trovato un vaccino il virus si sta diffondendo incontrollato, ieri ha colpito pure Roberto Vannacci che per fare quello che ne sa sempre una più del diavolo ha diffuso una foto della deputata di Forza Italia (sua avversaria alle elezioni in corso a Reggio Calabria) ritoccata con l’intelligenza artificiale che l’ha spogliata mettendo in bella vista un décolleté nella realtà mai esistito e sfoggiato. Per carità, i problemi della vita sono ben altri, va bene giocare a fare il Donald Trump de’ noantri, come dicono a Roma, ma sempre si tratta di poco rassicuranti e promettenti bimbo-minchiate che oggi riguardano una scollatura ma un domani chissà. Ma gli indignati a gettone ieri hanno preferito esibirsi su un altra polemica (in fondo la vittima di Vannacci è di Forza Italia, va bene così) che ha coinvolto Antonio Tajani che a un convegno sulla legalità si è lamentato dei «magistrati perdonisti» che scarcerando con eccessiva facilità ladri e rapinatori diffondono il virus dell’impunità: «Bisognerebbe colpire uno - ha detto - per educarne cento».
I magistrati e pure gli avvocati sono insorti: «Parole inaccettabili, l’Italia è uno Stato di diritto». Giusto: come dice Tajani in uno Stato di diritto i rapinatori dovrebbero stare in carcere, altrimenti anche lo Stato rischia di diventare bimbominkia.




