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Fratoianni e Bonelli, la patrimoniale di Avs bocciata pure dall'Intelligenza artificiale

di Caterina Spinellilunedì 5 ottobre 2026
Fratoianni e Bonelli, la patrimoniale di Avs bocciata pure dall'Intelligenza artificiale

3' di lettura

“Parole parole parole...”. Diceva Mina. E sempre “parole parole parole...” dicono gli italiani di fronte alle dichiarazioni di Nicola Fratoianni. Sì, perché a parole, appunto, sono tutti bravi. Ma nei fatti? Il co-portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra italiana ha definito la loro ricetta (meno tasse e più stipendio) una vera e propria “rivoluzione fiscale”. In un video pubblicato sui social, il deputato ha parlato di “proposte” che “in realtà sono molto semplici”. Ossia: «Una riforma radicale dell’Irpef, via scaglioni, via aliquote e una funzione continua come quella che esiste già in Germania e Danimarca e calcola quanto guadagni effettivamente euro dopo euro». Il risultato? A detta del segretario di SI: «Taglio delle tasse a tutti coloro che guadagnano meno di 90mila euro/anno e che riguarda il 98% di chi paga le tasse». In parole povere: «Significa che per un lavoratore medio che guadagna tra 20mila e 40mila euro, il taglio sarebbe del 30%, cioè 1200 euro l’anno, uno stipendio in più. A pagare qualcosa in più invece sarà soltanto chi guadagna più di 250mila euro all’anno. E tutto questo senza fare altro debito pubblico, e senza gravare sulle nuove generazioni: può essere coperto il costo di questa riforma, che costa complessivamente 22 miliardi, da una parte da una tassa patrimoniale pari a 15 miliardi per i 50mila italiani (su 60 milioni) che hanno più di 5 milioni di patrimonio netto e solo per loro, e dall’altra con 7 miliardi dal recupero dell’evasione fiscale». Il Paese di Bengodi, insomma.

Veniamo allora al punto. Anche a un’ignorante in materia come me, di fronte a tutti questi numeri qualche dubbio viene. E così, chi meglio – in questi tempi moderni – di ChatGPT per verificare se le promesse siano anche realizzabili? Alla mia domanda se tutto questo sia fattibile e facile da mettere in atto, l’intelligenza artificiale risponde così: “La proposta è tecnicamente realizzabile, ma semplice da mettere in atto è un’altra cosa. E il punto più delicato sono le coperture”. Ma dai, davvero? Giusto la sinistra non se ne preoccupa... Il ragionamento dell’IA non è complesso da capire: le proposte di Avs «sono plausibili come obiettivo, ma non sono soldi che oggi sono già disponibili». Facile così. «Recuperare 7 miliardi dall’evasione è la parte più problematica», spiega perfettamente l’assistente virtuale, «recuperare evasione è possibile, ma trasformare una stima in 7 miliardi di maggior gettito stabile ogni anno richiede controlli, tempi e comportamenti dei contribuenti che non sono garantiti». Tradotto: i soldi dell’evasione non sono una voce di bilancio automaticamente disponibile dall’anno in cui viene annunciata una riforma.

Per non parlare della tanto amata patrimoniale da 15 miliardi sui patrimoni sopra i 5 milioni. Lo stesso ChatGPT la definisce un’idea “molto ambiziosa”. Il motivo è chiaro: «Per raccogliere quella cifra bisogna definire con precisione cosa entra nel ‘patrimonio netto’ (case, aziende, partecipazioni, attività finanziarie, debiti ecc.) e valutare correttamente beni spesso difficili da valorizzare». Inoltre – osserva maliziosamente l’IA – «una tassa patrimoniale può provocare spostamento di capitali, riorganizzazioni societarie o trasferimenti di residenza, riducendo il gettito effettivo».

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E ancora: «I 22 miliardi sono un costo ricorrente, non una spesa una tantum. Se il taglio dell’IRPEF deve essere permanente, anche le coperture devono essere permanenti e sufficientemente certe. Non basta trovare 22 miliardi una volta”. Finita qui? Macché:«“‘Funzione continua’ – prosegue ChatGPT per chi ancora non si è perso nel discorso – non significa automaticamente tasse più basse. Si può costruire un’IRPEF senza scaglioni, come suggerisce Fratoianni, ma bisogna scegliere una curva fiscale che produca esattamente la distribuzione promessa: -30% per determinati redditi, aumenti oltre 250.000 euro, nessuna perdita di gettito complessiva, ecc. È una questione matematica e politica piuttosto complessa».

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C'è poi quello che il duo Fratoianni-Bonelli non sembra aver considerato: gli effetti economici. «Una patrimoniale molto concentrata sui grandi patrimoni potrebbe avere effetti redistributivi positivi, ma bisogna stimare quanto effettivamente incasserebbe lo Stato dopo le reazioni dei contribuenti. Analogamente, un forte taglio dell’IRPEF può aumentare consumi e redditi disponibili, ma ha effetti anche sui conti pubblici». Insomma, arriviamo alla domanda da un milione di euro. Anzi, da 22 miliardi: «I 15 miliardi della patrimoniale più i 7 miliardi recuperati dall’evasione sono davvero ottenibili ogni anno, con regole concrete e senza che una parte del gettito finisca per evaporare strada facendo?». È qui che, più che gli slogan, servirebbero i conti. Quelli veri. Possibilmente senza la calcolatrice immaginaria. In attesa di risposta...