Altissima tensione nel campo largo. Tra Renzi e Conte finisce in rissa. L'ex premier non usa giri di parole e parla delle stilettate di Giuseppi che non lo gradisce tanto nella coalizione progressista: "Questa polemica - risponde Renzi - sta diventando stucchevole per gli addetti ai lavori, figuriamoci per i cittadini. Io non sarò candidato nel listino di maggioranza per mia scelta: l'ho detto sei mesi fa, non ieri. Se tornerò in Parlamento, lo farò con i miei voti, non con l'aiutino dei 5 Stelle o del Pd. Sono eletto ininterrottamente da oltre vent'anni prendendo voti, non scroccando passaggi. E a differenza di chi è arrivato alla politica tardi, entrando direttamente nelle stanze del potere, conosco il valore della militanza: si fa politica per un ideale non per fare il ministro".
"Non chiedo nulla agli alleati: offro però il mio impegno per mandare a casa Giorgia Meloni, Salvini, Tajani e tutto il cucuzzaro", aggiunge. Quanto, poi, alla richiesta di Conte di una legge sul conflitto di interessi proprio nei suoi riguardi, il leader di Iv ricorda che "in Senato c'è una mia proposta: chi fa il parlamentare, non fa altro. Purtroppo ho contro molti colleghi, a cominciare dagli avvocati d'affari. Se Conte vuol dare una mano potrebbe firmare questa legge che vale per tutti anziché riesumare leggi ad personam contro di me. A me va bene qualsiasi regola purché valga per tutti. E non solo contro un singolo". Chiedendo unità, quella che è mancata nel 2022, Renzi sottolinea l'esigenza di "bloccare il disegno di Giorgia Meloni" come "dovere morale, soprattutto pensando alle Presidenziali del 2028". Nulla da eccepire in punta di Costituzione sulle eventuali mire di Meloni sul Colle: "Tutto perfettamente legittimo. Ma anche molto pericoloso conoscendo lo scarso senso istituzionale di questa destra sovranista e antieuropea. Non è solo un problema di Palazzo Chigi: vincendo le elezioni a maggio Meloni si assicurerebbe il Quirinale e in prospettiva — conoscendola — metterebbe le mani sulla Corte costituzionale grazie ai 5 membri nominanti dal Colle. Se la sinistra si divide la destra prende tutto e l'intero sistema istituzionale per la prima volta diventa dipendente da una sola leader politica".




