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SPESA FARMACEUTICA

Per una crescita sostenibile
dei farmaci generici in Italia

6 Maggio 2015

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Per una crescita sostenibile
dei farmaci generici in Italia

Nonostante si tratti di farmaci assolutamente equivalenti agli originatori, gli esiti di mercato dei generici non hanno ancora raggiunto il loro massimo potenziale: ad oggi rappresentano poco più del 13% della spesa farmaceutica di classe A. E' quanto emerge dallo studio realizzato da Nomisma per conto di Assogenerici, dal titolo "Il sistema dei farmaci generici in Italia. Scenari per una crescita sostenibile". L'analisi ha avuto l'obiettivo quello di indagare il funzionamento del sistema dei farmaci generici in Italia e di individuare elementi di base per uno sviluppo del comparto per la fase di crescita del Paese. Sviluppo che deve tenere conto dell'esigenza di crescita industriale del Paese e, contemporaneamente, di razionalizzazione della spesa farmaceutica senza impattare negativamente sulla qualità delle cure. E' stata realizzata un'analisi a più livelli: partendo dallo studio dello ‘stato di fatto’ odierno, sono state avanzate alcune ipotesi e simulazioni di scenario sul futuro prossimo andando a misurare il potenziale di sviluppo industriale che le imprese produttrici di farmaci generici potrebbero generare nei prossimi anni, individuando quali azioni potrebbero favorire questo processo di crescita. Dal punto di vista dell'impatto, uno degli effetti dei generici è una contrazione della spesa pubblica a fronte di un aumento delle confezioni vendute, poichè l'introduzione di un farmaco generico porta a una riduzione del prezzo per confezione pari mediamente al 60% ad un anno dall'ingresso sul mercato. Oltre al risparmio pubblico, particolare rilevanza ha quello privato: se i pazienti sostituissero tutti i farmaci utilizzati con ir ispettivi generici al prezzo più basso sarebbe possibile ottenere oltre 1,4 miliardi di euro di risparmi privati, a parità di confezioni vendute. Questo porterebbe ad un incremento dei consumi in altri settori dell'economia che, nell'ipotesi massima, sarebbe di circa 700 milioni di euro.

Non solo risparmi. Effetti ugualmente rilevanti sono esercitati sul tessuto produttivo: tra 2005 e 2013 il comparto dei generici ha attivato investimenti, valore aggiunto e occupazione in misura relativamente maggiore rispetto al settore di riferimento, mostrando come i possibili impatti positivi possano andare ben oltre un semplice effetto di razionalizzazione della spesa pubblica. Quale scenario per il futuro? Il risparmio pubblico ottenibile semplicemente grazie al processo di genericazione sarà di oltre 1,1 miliardi di euro tra il 2015 e il 2020. Il dato certo - secondo Nomisma – è che tra 2015 e2020 andranno in scadenza brevettuale prodotti che valgono, a livello nazionale, oltre 2,1 miliardi di euro. Quanto questo potenziale mercato è aggredibile dalle imprese di generici? secondo Nomisma gli esiti industriali di questo processo potranno essere molto differenti a seconda degli orientamenti di policy adottati. In uno scenario base, senza interventi il processo di genericazione attiverebbe nel periodo 2015-2020 un turnover manifatturiero cumulato di 87milioni di euro e produrrebbe 4.361 posti di lavoro addizionali (diretti ed indiretti). Nell'ipotesi in cui, attraverso ad esempio un provvedimento di manufacturing provision che permetta alle imprese di generici di produrre anche prima della scadenza brevettuale con l'obiettivo di migliorare il time-to-market e di esportare in quei paesi in cui i brevetti sono già scaduti il turnover manifatturiero potenziale arriverebbe ad oltre 175 milioni di euro e produrrebbe 8.721 posti di lavoro addizionali. In aggiunta all'ipotesi di manufacturing provision, se i trend di acquisizione di quote di mercato e andamento dei prezzi dei generici in Italia si allineassero a quelli di altri grandi mercati europei, ad esempio attraverso il superamento di alcuni ostacoli specifici al mercato italiano (quali gli elementi di patent linkage, i meccanismi di payback, i pattern prescrittivi consuetudinari), il turn over manifatturiero potenziale sarebbe di oltre 319 milioni di euro e i posti di lavoro addizionali 15.851. I dati raccolti hanno messo bene in luce la necessità di guardare e di programmare lo sviluppo del comparto nei prossimi anni attraverso un'ottica di politica industriale ancor prima che di spesa pubblica. Attraverso una politica industriale mirata sarebbe infatti possibile favorire una maggiore crescita della produzione industriale farmaceutica in Italia ed in Europa, con conseguente attivazione di investimenti e occupazione, miglioramento della percezione dei generici e maggiori risparmi privati, incremento della competitività delle nostre imprese, in un contesto di sistema produttivo Italian-based, territoriale e trasparente. (CARLOTTA DONNINI)

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