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SCLEROSI MULTIPLA

Ocrelizumab 'subito' riduce
la progressione di disabilità

I dati a cinque anni di follow-up presentati al congresso europeo sulla sclerosi multipla a Berlino dimostrano che l’inizio precoce della terapia riduce la progressione della disabilità nella sclerosi multipla recidivante e primariamente progressiva

10 Ottobre 2018

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Ocrelizumab 'subito' riduce la progressione di disabilità

Oltre 10 mila i medici e gli esperti presenti al 34° congresso europeo Ectrims sulla sclerosi multipla riuniti fino al 12 ottobre a Berlino, in Germania, a confronto sulle ultime novità in tema di trattamenti  e terapie farmacologiche su questa patologia che solo nel nostro paese affligge, secondo i dati del Barometro Aism, quasi 120 mila persone. E dal congresso arrivano oggi, nella giornata di apertura, i nuovi dati di ocrelizumab a cinque anni in aperto (OLE, Open Label Extension) degli studi registrativi di Fase III OPERA I, OPERA II e ORATORIO, che mostrano come ocrelizumab sia efficace sui parametri chiave di attività di malattia; inoltre i pazienti con Sclerosi multipla recidivante (SMR) e primariamente progressiva (SMPP) che hanno ricevuto sin da subito ocrelizumab nell’ambito degli studi presentano migliori risultati nella riduzione del rischio di progressione di disabilità rispettivamente verso interferone beta-1a e verso placebo.

“Ridurre la progressione dell’attività di malattia è un obiettivo importante per le persone con SM sin dal momento della diagnosi. I nuovi dati presentati all’Ectrims dimostrano per ocrelizumab un’efficacia duratura fino a cinque anni sia nelle forme di SM a ricaduta e remissione che nelle forme primariamente progressive; rappresentano inoltre il più ampio repertorio di evidenze ad oggi disponibili relative all’efficacia di un trattamento nel rallentare in modo significativo la progressione della disabilità nella SM primariamente progressiva - ha affermato Stephen Hauser, MD, referente dello Scientific Steering Committee degli studi OPERA I e OPERA II, professore di neurologia presso la University of California, San Francisco, e direttore dell’UCSF Weill Institute for Neurosciences - In aggiunta, i dati suggeriscono che ocrelizumab sopprima rapidamente le recidive e l’attività di malattia alla RM nei pazienti con SMR precedentemente trattati con interferone beta-1a, e che il trattamento precoce con ocrelizumab riduca la progressione della disabilità e l’atrofia cerebrale”.

Negli studi di estensione in aperto di Fase III OPERA I e OPERA II, i pazienti con SMR che hanno proseguito continuativamente per cinque anni il trattamento con ocrelizumab hanno mostrato outcome migliori nell’atrofia cerebrale enella progressione della disabilità confermata (CDP) rispetto ai pazienti passati a ocrelizumab dopo i primi due anni di trattamento con interferone beta-1a. I pazienti con SMR che avevano iniziato ocrelizumab due anni prima hanno mantenuto, dopo 5 anni di trattamento continuativo, una perdita inferiore di tessuto cerebrale totale, di sostanza bianca e di sostanza grigia corticale. I pazienti con SMR che avevano iniziato il trattamento con ocrelizumab due anni prima hanno ottenuto riduzioni significative e persistenti della progressione della disabilità confermata a 24 settimane (CDP24) rispetto a coloro che erano passati a ocrelizumab dopo trattamento con interferone beta-1a (rispettivamente 16,1 contro 21,3 per cento di CDP24 al 5° anno di trattamento, p=0,014).

Inoltre, i pazienti con SMR passati a ocrelizumab dopo trattamento con interferone beta-1a nell’ambito della fase randomizzata controllata degli studi hanno mostrato una rapida soppressione dell’attività di malattia, misurata clinicamente, come tasso annualizzato di recidiva (ARR), e mediante RM, come numero di lesioni T1 captanti gadolinio (T1-Gd+) e lesioni T2 nuove/in espansione (T2 N/E). Il passaggio a ocrelizumab ha ridotto il tasso annualizzato di recidiva da 0,2 (prima del passaggio) a 0,07 dopo tre anni di trattamento con ocrelizumab. I pazienti hanno riportato una soppressione quasi completa delle lesioni T1 captanti gadolinio (T1-Gd+) da 0,49 lesioni per scansione durante il trattamento con interferone beta-1a a 0,004 lesioni per scansione dopo tre anni di trattamento con ocrelizumab. Allo stesso modo, il numero di lesioni T2 nuove o in espansione (T2 N/E) è diminuito da 2,58 a 0,038 lesioni per scansione.

I pazienti con SMPP trattati con ocrelizumab nei tre-cinque anni precedenti hanno presentato una minore progressione della disabilità nell’estensione in aperto (OLE) dello studio di fase III ORATORIO. La progressione della disabilità si è ridotta significativamente del 9,6 per cento nei soggetti trattati con ocrelizumab in modo continuativo rispetto a quelli passati a ocrelizumab da placebo, come evidenzia il CDP a 24 settimane (p=0,023). La progressione della disabilità degli arti superiori, misurata con il test dei nove pioli (9-HPT), si è ridotta significativamente del 13,4 per cento nei pazienti trattati con ocrelizumab in modo continuativo rispetto a quelli passati a ocrelizumab da placebo (p=0,001).

Al congresso vengono inoltre presentati i dati dello studio in aperto di fase IIIb CHORDS, che valuta l’efficacia e la sicurezza di ocrelizumab nei pazienti con SM recidivante-remittente (SMRR) che hanno avuto una risposta subottimale ad un’altra terapia modificante la malattia (DMT) dopo almeno sei mesi di trattamento. Un’analisi ad interim condotta dopo 48 settimane evidenzia che il 59 per cento dei pazienti passati ad ocrelizumab non ha avuto recidiva, non ha presentato attività di malattia alla RM misurata come numero di nuove lesioni T1-Gd+ e numero di lesioni T2 N/E, e non ha mostrato CDP a 24 settimane. I dati sulla sicurezza presentati all’ECTRIMS, relativi a 3.811 pazienti con SMR e SMPP per un’esposizione totale al farmaco pari a 10.919 anni-paziente di esposizione a ocrelizumab, in tutti gli studi clinici, si confermano coerenti con il profilo beneficio-rischio favorevole del farmaco.

Il 29 agosto scorso, sulla rivista Annals of Neurology è stata pubblicata un’analisi post-hoc dello studio ORATORIO che ha evidenziato come il trattamento con ocrelizumab aumenta rispetto al placebo la percentuale di pazienti con SMPP che raggiunge l’assenza di evidenza di progressione o di malattia attiva (NEPAD - una misura completa della SM). (https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/ana.25313). Oggi ocrelizumab è approvato in 68 paesi tra Nord America, Sud America, Medio Oriente, Europa Orientale, Australia, Svizzera e Unione Europea. Ad ottobre 2018 sono state trattate con ocrelizumab oltre 70 mila persone nel mondo. Attualmente sono in corso di valutazione domande di autorizzazione all’immissione in commercio in oltre 20 paesi in tutto il mondo. (EUGENIA SERMONTI)

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