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ACADEMY DI MOTORE SANITÀ

"Bisogna condividere i dati sanitari
ma serve gestione a livello centrale"

Al Senato della Repubblica un convegno promosso dal senatore Udc Antonio De Poli, in collaborazione con Motore Sanità, da cui uscirà una relazione sugli interventi proposti che verrà diffusa a tutti i parlamentari

2 Dicembre 2018

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"Bisogna condividere i dati sanitari ma serve gestione a livello centrale"

La condivisione dei dati sanitari: strumento centrale per monitorare l'andamento e la diffusione delle malattie, identificare il trattamento migliorare dal punto di vista clinico e, soprattutto, orientare così le politiche sanitarie del Paese: di questo argomento si è discusso, ieri, in Senato, nel corso di un convegno promosso dal senatore Udc Antonio De Poli in collaborazione con Motore Sanità. "Il ruolo della prevenzione è fondamentale - ha detto il senatore questore - pensiamo ai tumori, ad esempio. Ci sono regioni dove lo screening mammografico è una routine e altre, al contrario, dove invece c'è una difficoltà nell'accesso ai servizi. Bisogna ridurre questa forbice e risolvere il problema di una sanità a 'geometrie variabili'". In questo contesto è centrale il ruolo della condivisione dei dati sanitari: "Nel caso dell'epatite C - ha detto Francesco Saverio Mennini, docente di Economia Sanitaria all'Università Tor Vergata - si è trattato di un investimento produttivo. Il problema principale è che spesso i decisori politici non conoscono l'impatto di alcune malattie: la prevenzione sull'Hcv, ad esempio, ha inciso per 500 milioni di euro; i farmaci per prevenire la schizofrenia costano alla sanità pubblica 1,8 miliardi. È chiaro però che, accanto al costo del Servizio sanitario nazionale, vanno considerati anche altri fattori come i minori costi per Inps e Inail in termini di prestazioni sociali". Ecco perché diventa importante promuovere l'integrazione tra le differenti banche dati. Questo aspetto è stato affrontato da Mario Braga (Agenas) che ha messo in evidenza l'importanza dell'interoperabilità delle banche dati: "A questo proposito, c'è un decreto del Ministero della Salute - che è stato approvato lo scorso anno - ma si tratta di un'operazione complessa che non è ancora decollata e che sta incontrando degli ostacoli". In Italia, hanno sottolineato in molti tra i relatori al convegno moderato da Giulio Fornero del comitato scientifico di Motore Sanità, "i dati sanitari esistono e, per certi aspetti, l'Italia si trova in una situazione migliore rispetto a Paesi come la Germania, sotto questo aspetto". "Numerosi sono gli attori coinvolti per vincere la 'sfida' della condivisione - ha aggiunto Walter Locatelli (A.Li.Sa, Regione Liguria) - e gli obiettivi sono importanti: dall'appropriatezza delle risposte del Servizio sanitario nazionale al nodo delle liste d'attesa". Il problema, dunque, sta proprio nell'integrazione delle informazioni. "Basti pensare al fatto - ha detto ancora Braga - che il sistema delle tessere sanitarie è in mano al Ministero dell'Economia, ma al contrario di ciò che si può pensare, il Ministero della Salute, ad oggi, non ha ancora accesso al flusso dei dati sanitari: questo è un vulnus da sanare. Le informazioni sono in possesso delle Regioni ma ciò che serve è una gestione a livello centrale". Dello stesso avviso Angelo Del Favero, direttore dell'Istituto superiore di sanità (Iss), che ha messo in evidenza l'importanza dell'integrazione con le strutture europee: "La condivisione dei dati in sanità deve diventare parte integrante del sistema organizzativo e la formazione degli operatori potrebbe permettere una risposta più efficace: dall'impatto di un farmaco sulla salute ai fattori epidemiologici". "La strada intrapresa è quella giusta", secondo Francesco Ferri, presidente di Lombardia Informatica, che ha lanciato l'idea del Digital Information Hub, una piattaforma che metta in comune tutte le banche dati regionali, non solo a livello sanitario ma anche in altri comparti come agricoltura, formazione e welfare. In chiusura Gianni Amunni che, di fronte a una platea di tecnici e politici a confronto, ha raccontato l'esperienza positiva dell'Ispro: "La Rete oncologica Toscana ha compiuto 20 anni e nell'ultimo periodo, in modo particolare, sono stati sviluppati i temi dello stato giuridico e soprattutto della governance della Rete". A fine evento è stato deciso di elaborare un compendio, contenente le nozioni illustrate dai relatori, durante l’Academy, che verrà poi diffuso ai parlamentari. (MARCO BIONDI)

Informazioni e materiale stampa sul sito: www.motoresanita.it

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