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RICERCA&SVILUPPO

Nella ricerca di Roche
Italia polo privilegiato

Intervista a Anna Maria Porrini (nella foto), direttore medico di Roche in Italia, sulle strategie future dell'azienda in tema di Ricerca&Sviluppo: le aree di ricerca privilegiate, i risultati ottenuti e le ricerche in corso

11 Dicembre 2018

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Anna Maria Porrini

Anna Maria Porrini

Che ruolo ha oggi la ricerca scientifica in Roche?

Le attività di Ricerca & Sviluppo rappresentano un imperativo strategico della nostra azienda da oltre un secolo traducendosi negli anni in soluzioni concrete in grado di cambiare il corso naturale di diverse patologie gravi per le quali non esisteva una cura. Con questo stesso spirito continuiamo anche oggi ad investire in importanti programmi di ricerca orientati principalmente alla personalizzazione delle terapie, attraverso l’identificazione delle differenze genetiche, per rispondere alle esigenze specifiche dei singoli pazienti. Lo facciamo forti del nostro know how che ci permette di combinare le competenze farmaceutiche e quelle diagnostiche per sviluppare nuovi farmaci, sempre più efficaci e sicuri,  capaci di fare veramente la differenza nella vita di milioni di persone.

Quali sono i principali ambiti di ricerca sui cui state lavorando oggi?

Da sempre la nostra attenzione è rivolta alle gravi patologie per cui non esiste una cura o dove esiste un forte bisogno ancora insoddisfatto. In questo senso i nostri sforzi di ricerca abbracciano numerose aree dall’oncologia alle neuroscienze, dall’ematologia alle malattie rare e la reumatologia. Basti pensare che al momento abbiamo oltre 70 molecole in fase di investigazione, 11 nuove molecole e 32 nuove indicazioni in fase III mentre in fase II 13 nuove molecole e 11 nuove indicazioni. Molto ricca la pipeline per quanto riguarda gli studi di fase I che vedono 42 nuove molecole e 21 nuove indicazioni in sviluppo. Tra le aree in cui al momento stiamo concentrando i maggiori sforzi di ricerca sicuramente rientrano l’onco-ematologia, le malattie rare e le neuroscienze con studi importanti sull’Alzheimer, Parkinson e sclerosi multipla.

Qual è il contributo dell’Italia al programma R&D del Gruppo Roche?

Il nostro Paese gioca sicuramente un ruolo da protagonista in questo percorso di avanzamento scientifico. Questo grazie a solidi investimenti ed alla collaborazione con centri di ricerca e giovani scienziati italiani che siamo convinti rappresentino una delle eccellenze del nostro Paese, da tutelare e valorizzare. Ad oggi abbiamo in Italia 159 sperimentazioni attive in area oncologica con il coinvolgimento di circa 173 centri di ricerca con il trattamento di 9575 pazienti. Crescente è l’impegno di Roche nell’area delle neuroscienze con 26 studi clinici nelle diverse indicazioni in 59 centri di ricerca con il trattamento 728 pazienti. Ma il nostro impegno si spinge oltre la ricerca e lo sviluppo delle nostre molecole, perchè siamo convinti dell’enorme valore della ricerca indipendente. E il Premio Roche per la Ricerca, che dal 2016 finanzia i migliori progetti di studio frutto delle idee e della passione di giovani ricercatori italiani indipendenti, ne è un esempio concreto. (FABRIZIA MASELLI)

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