Cerca

TUMORE DEL SENO

Grazie al test 'Oncotype DX'
una chemioterapia più mirata

Le evidenze derivate dal mondo reale e i dati emersi dallo studio TAILORx confermano il paradigma di trattamento e l’utilizzo come procedura standard del test Oncotype DX Breast Recurrence Score

2 Aprile 2019

0
Grazie al test 'Oncotype DX'una chemioterapia più mirata

Ricorrere al test Oncotype DX Breast Recurrence Score risulta importante per ottimizzare le raccomandazioni alla chemioterapia in pazienti con tumore del seno in stadio precoce con o senza interessamento linfonodale. È quanto emerso dai dati presentati nel corso della 16° conferenza internazionale sul cancro del seno di St. Gallen. Un’analisi aggiornata del Registro dei Servizi Sanitari di Clalit, la più grande struttura sanitaria in Israele, ha esaminato le cartelle cliniche di oltre 1.300 pazienti affette da cancro del seno senza interessamento linfonodale, applicando il valore soglia del Recurrence Score determinato dallo studio TAILORx. La ricerca ha dimostrato che l’utilizzo della chemioterapia era allineato rispetto al valore del Recurrence Score e che le pazienti con un punteggio fino a 25, la maggior parte delle quali trattate solo con l’ormonoterapia, hanno avuto esiti eccellenti a 10 anni, con bassi tassi di recidive a distanza. “Questa importante analisi eseguita su follow up nel lungo periodo è basata sulla nostra esperienza del test Oncotype DX nella pratica clinica di routine ed è in linea con i risultati di molteplici trial clinici, tra cui lo studio TAILORx - afferma Salomon Stemmer, principale ricercatore dello studio, del Dipartimento di oncologia del Davidoff Center del Rabin medical center, affiliato all’università di Tel Aviv - Tali risultati ribadiscono quanto sia cruciale aggiungere le informazioni genomiche offerte dal test per ottimizzare l’uso della chemioterapia”.

Oncotype DX è l'unico test genomico validato per la sua capacità di previsione sia dei probabili vantaggi della chemioterapia sia del rischio di recidiva del tumore della mammella in stadio precoce. Il cancro del seno è la malattia oncologica più comune tra le donne europee. Pur essendo la chemioterapia prescritta di routine, la ricerca mostra che solo una minoranza di pazienti con cancro al seno in stadio precoce può trarne effettivo giovamento. Fornendo informazioni sulla specifica e individuale biologia del cancro mammario, il test Oncotype DX è stato progettato per facilitare le decisioni cliniche finalizzate alla personalizzazione del trattamento, con potenziali e importanti vantaggi economici per i sistemi assistenziali. Un’altra parte della ricerca presentata al congresso è costituita dalle cosiddette 'evidenze derivate dal mondo reale' emerse da uno studio  su più di 80 mila pazienti, basato sull’analisi del database Surveillance, epidemiology and end results (Seer) dell’Istituto nazionale tumori (Nci) statunitense. I risultati hanno confermato che l’esito del test Oncotype DX Breast Recurrence Score consente di prevedere i benefici da chemioterapia in pazienti con malattia senza interessamento linfonodale (p=0.009): le pazienti con un risultato Recurrence Score fino a 25 non ricevono alcun beneficio dalla chemioterapia. Nelle pazienti con malattia senza interessamento linfonodale non trattate con chemioterapia con un risultato Recurrence Score fino a 25, il tasso di sopravvivenza specifica (Bcss, Breast cancer specific survival) al nono anno è stato superiore al 96 per cento. Nelle pazienti con malattia con interessamento linfonodale non trattate con chemioterapia e risultato Recurrence Score inferiore a 18, il Bcss al nono anno è stato superiore al 97 per cento.

I dati derivati dal mondo reale rinforzano il paradigma stabilito dallo studio TAILORx, il quale, sulla base dei risultati Recurrence Score ottenuti dalle pazienti, ha fornito dati definitivi su come trattare le donne con tumore al seno in stadio precoce e senza interessamento linfonodale. TAILORx ha individuato quell’ampia maggioranza di donne (circa l’80 per cento con risultati Recurrence Score fino a 25) che non ricevono benefici sostanziali dalla chemioterapia, così come quella significativa minoranza (risultato Recurrence Score da 26 a 100) per la quale la chemio è una terapia salva-vita. Il ruolo determinante giocato dai test genomici per ottimizzare i risultati terapeutici nel tumore del seno in stadio precoce è stato oggetto, nel corso della Conferenza di St. Gallen, di un dibattito  tra eminenti oncologi internazionali specializzati nella neoplasia mammaria. Gli esperti hanno presentato diversi case-study che hanno mostrato come i test genomici siano un vero valore aggiunto che va oltre gli aspetti clinico-patologici della malattia, concordando sull’esistenza di differenze sostanziali tra i test disponibili.

Joseph Gligorov del dipartimento di Oncologia medica, ospedale Aphp-Tenon di Parigi ha detto: “Solo un test come Oncotype DX, per il fatto di essere stato specificamente sviluppato per prevedere i benefici della chemioterapia, è in grado di individuare il trattamento giusto per la specifica paziente. La possibilità di differenziare l’approccio terapeutico in modo preciso, resa possibile da tale test, può portare a un incremento della qualità della cura e a un aumento della sopravvivenza delle donne con tumore del seno, così come ridurre lo spreco di risorse assistenziali, mirando l’uso della chemioterapia solo verso le pazienti che hanno un’alta probabilità di trarne sostanziale beneficio”. Alla conferenza sono stati presentati anche i risultati di due studi d’impatto decisionale svolti nel Regno Unito e nella Repubblica Ceca. Nel Regno Unito le evidenze risultanti dalla pratica clinica relativa a 582 pazienti affette da malattia con linfonodi positivi (da uno a tre), hanno mostrato che l’esecuzione del test Oncotype DX cambiava le indicazioni per la chemioterapia in un numero rilevante di pazienti. In particolare, il test ha permesso a più del 60 per cento delle pazienti alle quali era stata inizialmente indicata la chemioterapia di evitare tale trattamento e quindi gli effetti collaterali a breve e a lungo termine ad esso associati. Di contro, il test ha identificato 23 pazienti alle quali era stata inizialmente indicata solo la terapia endocrina, ma il cui trattamento è stato modificato aggiungendo la chemioterapia, in base al loro risultato Recurrence Score. In assenza del test, queste pazienti non avrebbero ricevuto un trattamento chemioterapico potenzialmente salva-vita.

Uno studio realizzato in Centri medici della Repubblica Ceca ha esaminato nella pratica clinica reale l’utilizzo del test su 432 pazienti, includendo anche coloro che presentavano una malattia ad alto rischio secondo i parametri tradizionali. I risultati hanno mostrato che l’esecuzione del test Oncotype DX ha consentito una riduzione del 78,4 per cento delle indicazioni alla chemioterapia, evidenziando che, quando le decisioni terapeutiche sono basate esclusivamente sui parametri patologici clinici, c’è un rischio significativo di eccesso di trattamento chemioterapico. (FABRIZIA MASELLI)

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

media