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Coronavirus, gli esperti del governo prevedono seconda ondata e lockdown. L'algoritmo che svela chi rischia di più il contagio

Brunella Bolloli
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Mentre i consulenti del governo prevedono l'ennesima catastrofica ondata di Covid 19 che ci costringerà ad altri lockdown da trascorrere chiusi in casa, ci sono scienziati, a Milano, impegnati a capire perché il virus si è accanito su alcuni pazienti in modo così violento da ucciderli e su altri è passato senza lasciare troppe conseguenze. Si tratta dei professori Carlo Tacchetti e Antonio Esposito, entrambi docenti dell'Università Vita-Salute San Raffaele, rispettivamente direttore e vice-direttore del Centro di Imaging Sperimentale dell'Irccs ospedale San Raffaele di Milano, i quali pur non essendo né epidemiologi né virologi, si sono però trovati, per forza di cose, a dovere affrontare l'emergenza Covid nella regione più colpita d'Italia con migliaia di persone ricoverate proprio nel loro nosocomio. Per questo i due dottori hanno ideato una piattaforma di apprendimento autonomo che hanno chiamato "AI-SCore" (acronimo di Artificial Intelligence - Sars Covid Risk Evaluation), in sintesi hanno ipotizzato che un algoritmo potesse essere in grado di calcolare per ogni individuo - sulla base di una serie di indicatori clinici e diagnostici - la probabilità di sviluppare le forme più gravi di Covid, permettendo così interventi sanitari mirati e riducendo l'impatto sul sistema sanitario. Tacchetti, specializzato in Oncologia, e il collega Esposito, radiologo, sono partiti ponendosi alcune domande, la più semplice delle quali è: chi sono i soggetti che una volta infettati, anche in assenza di sintomi gravi, necessitano di cure tempestive? Perché proprio loro sono attaccati maggiormente dal Covid?

 

 

 

 

È noto ormai che il Coronavirus, pur avendo un basso tasso di letalità, è stato mortale per gli anziani, età media 80 anni, con almeno due patologie pregresse. Tuttavia non sono stati rari i casi di giovani che non ce l'hanno fatta, che hanno dovuto affrontare mesi in terapia intensiva, che sono stati intubati e hanno reagito peggio dei "nonni". Questo non sapere, nella Fase1, chi fossero i soggetti fragili o più predisposti al virus ha sicuramente complicato il lavoro dei medici nelle prime settimane dell'epidemia. Il progetto ha avuto inizio con l'osservazione del radiologo che aveva notato che in alcuni soggetti negativi al tampone, ma con sintomi riconducibili al Covid, le Tac dimostravano un'evidente compromissione polmonare. Alla ricerca di ulteriori parametri che potessero aiutare a determinare la prognosi di ogni paziente, i due ricercatori hanno ben presto compreso che per mettere in relazioni tutte le numerose variabili e osservazioni che provenivano dal lavoro dei tanti medici e scienziati impegnati in tutto il mondo nella lotta al Coronavirus, era necessaria una maggiore potenza di calcolo di quella che un singolo individuo può mettere in campo. Per questo Tacchetti ed Esposito hanno chiesto aiuto a due colossi mondiali dell'information technology come Microsoft e Nvidia, al Centro di Omics Sciences del San Raffaele diretto dal dottor Giovanni Tonon, e al supporto di due aziende: Orobix, società attiva nell'ingegneria, produzione e governance di sistemi di intelligenza artificiale e Porini, centro di eccellenza per le analisi avanzate. La raccolta dei dati di oltre 2000 pazienti, reclutati fra San Raffaele, ospedale Bolognini di Seriate e Centro Cardiologico Monzino, è già cominciata, così come la costruzione dell'infrastruttura software su cui poggierà l'algoritmo. Nella pratica è come se venissero immessi in un grande cervellone tra i 140 e i 150 parametri per ogni paziente: l'esito della Tac, gli esami ematoclinici, l'anamnesi del malato, il tutto associato anche al genoma e nel massimo rispetto della privacy. "AI-SCore" elabora e classifica ogni voce inserita per fornire al personale medico tutte le informazioni utili per rispondere alle varie fasi dell'emergenza. L'algoritmo è "allenato" per predire il rischio del singolo paziente e funziona sui sintomatici, ma non si esclude che in futuro (se i costi lo permetteranno) possa essere utilizzato perfino sugli asintomatici evitando, così, un enorme rischio di contagio nella popolazione. Se tutto va bene sarà a pieno regime tra ottobre e novembre e gioverà non solo all'Italia ma anche all'estero. Inoltre, visti i risultati all'avanguardia, potrà servire in molti altri contesti in cui è fondamentale stratificare il rischio sanitario e salvare vite. 

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