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Coronavirus, il professor Remuzzi: "I tamponi dicono che i nuovi positivi non sono contagiosi, stop alla paura"

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C'è chi, sul coronavirus, inizia a raccontare un'altra storia. Non solo Alberto Zangrillo, il quale ipotizza che a fine mese, magari soltanto all'aria aperta, potremo liberarci della mascherina. Ma anche Giuseppe Remuzzi, direttore della Fondazione Negri di Milano, che si occupa di ricerca, formazione e informazioni sulle scienze biomediche. Intervistato dal Corriere della Sera, l'esperto spiega: "Bisogna spiegare cosa sta succedendo alla gente, che giustamente si spaventa quando sente quei dati", afferma riferendosi al bollettino. Dunque aggiunge che "stiamo per pubblicare uno studio, che contiene alcune informazioni utili per capire, almeno così mi auguro".

 

Di che si tratta? Si tratta di "uno studio su 133 ricercatori del Mario Negri e 298 dipendenti della Brembo. In tutto, quaranta casi positivi. Ma la positività di questi tamponi emergeva solo con cicli di amplificazione molto alti, tra 34 e 38 cicli, che corrispondono a meno di diecimila copie di Rna virale". Insomma, Negri dopo aver spiegato cosa siano i cicli di amplificazione e come misurare la carica virale, sottolinea che in base agli studi della ricerca i casi di positività hanno "una carica virale molto bassa, non contagiosa. Li chiamano contagi, ma sono persone positive al tampone. Commentare quei dati che vengono forniti ogni giorno è inutile, perché si tratta di positività che non hanno ricadute nella vita reale", rimarca. Insomma, per Remuzzi "i nuovi positivi non sono contagiosi. Stop alla paura", questa la sintesi del suo pensiero offerta dal titolo del Corriere della Sera.

 

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