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Funghi, un anno d'oro: ecco alcuni semplici trucchi per trovarli

di Simona Plettomartedì 8 settembre 2026
Funghi, un anno d'oro: ecco alcuni semplici trucchi per trovarli

4' di lettura

Prima di infilare gli scarponi, il fungaiolo può consultare una mappa. Il bosco resta misterioso, ma alla caccia si è aggiunto un compagno: l’intelligenza artificiale. Piogge, temperature, esposizione, pendenza e geologia vengono incrociate da modelli di machine learning che indicano dove cercare. E, nell’epoca del navigatore, esiste perfino un mercato delle ‘fungaie’: coordinate Gps che promettono i posti buoni. La modernità entra nel regno dei segreti mentre i boschi liguri vivono una stagione d’oro. La notizia più clamorosa è di qualche giorno fa: in Valtrebbia una famiglia ha raccolto una cinquantina di chili di porcini. Un bottino che ha fatto subito il giro dei social. Ma con un dettaglio sotto traccia: la legge consente a ciascuna persona di raccogliere al massimo tre chili di porcini al giorno. Cinquanta chili sono dunque ben oltre il limite, salvo specifiche deroghe.

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Il paradosso è che questa abbondanza arriva dopo un’estate di caldo estremo, terreni aridi e vegetazione in sofferenza. Poi sono arrivate piogge intense, concentrate in poche ore e in aree ristrette. È proprio dall’incontro fra questi due estremi che può nascere una stagione favorevole: il terreno caldo, dopo un lungo periodo asciutto, quando torna a caricarsi rapidamente di umidità può creare le condizioni per un’esplosione della fruttificazione. Le specie più termofile, come il porcino estivo e il porcino nero, possono approfittare maggiormente delle temperature elevate; per l’edulis bisognerà aspettare che aria e suolo diventino più freschi.

È anche per questo che la raccolta procede a chiazze. Bastano pochi chilometri, o un diverso versante della stessa montagna, per passare da un bosco pieno a uno vuoto: le piogge sono state troppo irregolari perché l’umidità si distribuisse in modo uniforme. La stagione offre ‘buttate’ generose ma brevi. Al Mercato Orientale di Genova i porcini sono comparsi in anticipo e arrivano ai banchi. Tra le zone più interessate ci sono Val d’Aveto, Imperiese, Ormea e Viozene. Ma oltre alla prospera Liguria, ci sono altre regioni come l’Emilia Romagna, le Marche, la Toscana, dove è già caccia aperta a sua maestà il porcino con abbondante raccolto. Il clima – come detto - ambia la grammatica del bosco: non basta sapere che è piovuto. Bisogna capire dove e quando. È questa imprevedibilità a rendere prezioso il sapere dei fungaioli e a spiegare perché oggi, accanto al cestino, qualcuno porti uno smartphone. Come si trova un porcino? La prima regola è rallentare. Nicolò Oppicelli, micologo genovese, invita a camminare lentamente, perché il fungo spesso non si vede: si intuisce. Un’ombra tra le foglie, una gobba nel terreno, il cappello nascosto tra felci e arbusti. Servono scarponi, cellulare per non perdersi e cestino di vimini. Dopo una pioggia, dice Oppicelli, occorre aspettare circa 11-13 giorni. E non partire con l’idea di riempire il bagagliaio: “Non pensare a quanti chili vuoi raccogliere, ma goditi il momento nel bosco”.

L’habitat fa il resto. I porcini vivono in simbiosi con castagni, faggi e querce, ma anche abeti e pini. Occorre cercare ai margini del bosco, radure, pendenze ben drenate e piccoli fossi umidi. Quando compare il primo porcino, bisogna fermarsi e perlustrare il terreno intorno: spesso gli altri sono a pochi metri. Maurizio Grifoni, figlio di un fungaiolo di Santa Sofia, in Campigna (Emilia Romagna), aggiunge una regola tramandata più che studiata: seguire la sequenza degli alberi. «Abete, faggio, castagno e cerro accompagnano nella stagione i nascondigli dei porcini». Ma invita a non fidarsi degli acquazzoni: «Bagnano in fretta e male il terreno. Paradossalmente può essere più utile la grandine, che resta a terra e rilascia l’acqua lentamente». Poi ci sono i fungaioli notturni, che con le pile raggiungono le fungaie conosciute e il “bottino” lo rivendono poche ore dopo a commercianti e ristoratori. Intanto anche le app sono entrate nel bosco. My Boletus, ideata dal dottorando genovese Nicolò Badino con Manuel Delfino e Diletta Migliaccio, usa dati meteorologici e territoriali per costruire mappe. La community conta oltre duemila iscritti e le mappe indicano le aree più promettenti con una precisione dichiarata di 50-100 metri. Il Gps aiuta a non perdere il sentiero: la tecnologia orienta, non cerca. Perché il vero patrimonio del fungaiolo non è una coordinata, ma la “fungaia”: un luogo che custodisce una promessa. Si torna, e dopo una ventina di giorni può spuntare un altro porcino nello stesso punto. Per questo gli esperti non ne parlano. I social, invece, hanno incrinato l’antico silenzio, attirando nei boschi anche inesperti.

La caccia ha bisogno di mistero. «Nell’epoca moderna hanno inventato con il Gps un commercio delle fungaie», allarga le braccia Grifoni: qualcuno trova il posto e vende online il punto da raggiungere. Ma il fungaiolo vero difende il suo ultimo segreto, quello che non si compra con nessuna app. Suo padre conosceva il bosco come una casa. Lo portava con sé, gli insegnava a guardare, ma non gli disse mai dove fossero le sue fungaie. «E così se n’è andato portando con sé il segreto delle sue fungaie». Anche nell’era dell’intelligenza artificiale, un porcino resta una cosa che non ama farsi trovare.