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Coronavirus, lo studio dell'Università di Yale: "Il 10% non guarisce mai. Non sono malati immaginarie"

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Alcuni pazienti tornati negativi al coronavirus, potrebbero non guarire mai, per quanto ne sanno al momento gli scienziati, o cronicizzarsi e, in futuro, tornare positivi innescando nuovi focolai. Potenzialmente un numero enorme: fino al 10% di quell'80% di pazienti, che, appunto, si sono ammalati senza che fosse necessario il ricovero. Sono giovani o super attivi, maratoneti, atleti, calciatori perfino, che non riescono quasi più a muovere e ad alzarsi dal letto da mesi. Lo racconta al Fatto Alessandro Santin, oncologo della Yale University (Usa). "Tutto ciò che sappiamo fino ad oggi sul Covid deriva dallo studio di quel 20% che ha sviluppato la forma severa ed è quindi stata ricoverata in ospedale - dice. Non ci si è concentrati per niente su chi era malato a casa. Ma ora vediamo che c'è un numero di persone enorme fuori dagli ospedali che non guarisce e che non sappiamo ancora se guarirà mai. Lo sappiamo dalle chiamate che da mesi continuano a fare ai pronto soccorso, negli Usa".

 

 

In molti casi vengono liquidati come malati immaginari, come se fossero solo impressionati, ma in realtà perfettamente guariti. "Non ci sono ancora dati, ma da quello che vediamo a Yale sono fino al 10% di quell'80% di pazienti che ha sviluppato forme lievi o moderate di Covid, cioè un numero enorme in tutto il mondo", spiega Santin. L'ipotesi è che non sviluppino anticorpi. "È come se il sistema immunitario di questi pazienti, di fronte alla presenza del SarsCov2, reagisse come alla presenza di un allergene, rispondendo non con gli anticorpi e la tempesta citochinica che causa le forme gravi, ma scatenandogli contro l'arma che l'organismo utilizza in risposta a reazioni allergiche, all'asma e alle infezioni da parassiti: gli eosinofili al posto degli anticorpi. Negli Usa - dice Santin - vediamo che da 4 mesi queste persone non riescono ad alzarsi dal letto. E non sappiamo ancora se ci riusciranno".

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