Da anni la ricerca osserva che, tra le persone con una storia familiare di Alzheimer, la malattia è più spesso presente nella madre che nel padre. Questo non significa che l'Alzheimer venga ereditato per via materna né che chi ha una madre malata sia destinato a svilupparlo, ma suggerisce l'esistenza di fattori biologici che meritano di essere approfonditi. Per questo gli studi più recenti analizzano non solo la comparsa dei sintomi, ma anche i cambiamenti cerebrali precoci, come l'accumulo di beta-amiloide, la proteina tau e le alterazioni del metabolismo, che possono comparire molti anni prima della diagnosi.
Come riportato da Mondosanità, l'ipotesi principale riguarda i mitocondri, il cui DNA viene trasmesso quasi esclusivamente dalla madre. Poiché il cervello richiede molta energia, eventuali alterazioni della funzione mitocondriale potrebbero favorire stress ossidativo, infiammazione e danni ai neuroni. Alcuni studi hanno infatti osservato nei figli di madri con Alzheimer un metabolismo cerebrale più ridotto e un maggiore accumulo di beta-amiloide, anche se queste evidenze non sono ancora definitive.
Alzheimer, l'indizio sulla pelle: come scoprire se verrai colpito
La pelle potrebbe diventare un importante strumento per la diagnosi precoce dell’Alzheimer e di altre malattie neu...Un'altra possibile spiegazione coinvolge il cromosoma X, che potrebbe influenzare l'invecchiamento cerebrale attraverso meccanismi epigenetici. Tuttavia il rischio di Alzheimer dipende anche da molti altri fattori, tra cui età, ormoni, salute vascolare e varianti genetiche come APOE ε4.
Nel complesso, le ricerche indicano che la storia materna può rappresentare un indicatore di maggiore vulnerabilità, ma non determina da sola lo sviluppo della malattia. L'Alzheimer è infatti il risultato dell'interazione tra genetica, invecchiamento e fattori ambientali. Comprendere queste differenze potrebbe consentire di identificare più precocemente le persone a rischio e sviluppare strategie di prevenzione e trattamenti sempre più mirati.




