Una ricerca individua un meccanismo che permette alle cellule del melanoma di spostarsi anche negli spazi più stretti. Al centro dello studio una proteina chiamata Piezo1 e il colesterolo presente nella membrana cellulare, una scoperta che potrebbe aprire nuove strade per contrastare la diffusione del tumore. Il cancro non è pericoloso soltanto perché cresce infatti uno dei suoi aspetti più temuti è la capacità di alcune cellule tumorali di staccarsi dal tumore originale, entrare nei tessuti e raggiungere altre parti dell’organismo. È il fenomeno delle metastasi, una delle principali sfide della ricerca oncologica, per comprendere come fermarlo, gli scienziati stanno studiando sempre più da vicino un aspetto che per molto tempo è rimasto in secondo piano: il modo in cui le cellule tumorali si muovono. Una nuova ricerca sul melanoma, una delle forme più aggressive di tumore della pelle, ha individuato un possibile meccanismo alla base di questo movimento e ha messo sotto i riflettori due protagonisti apparentemente lontani tra loro: una proteina chiamata Piezo1 e il colesterolo.
Lo studio, realizzato da ricercatori dell’Albany Medical College e pubblicato come preprint, si concentra sulla cosiddetta migrazione ameboide, un particolare tipo di movimento che ricorda quello delle amebe, le cellule del melanoma, infatti, possono modificare rapidamente la propria forma, deformarsi e infilarsi attraverso spazi molto stretti presenti nei tessuti. È una capacità che può diventare preziosa per una cellula tumorale che deve abbandonare il luogo in cui è nata e trovare una strada verso altre zone dell’organismo. Ma come fa una cellula a capire che davanti a sé c’è uno spazio troppo stretto? La risposta potrebbe trovarsi proprio sulla sua superficie; il Piezo1 è una proteina inserita nella membrana cellulare e funziona come una sorta di sensore, quando la membrana viene sottoposta a una forza meccanica, questa proteina può aprirsi e permettere il passaggio di ioni, tra cui il calcio. Il segnale del calcio attiva quindi una serie di reazioni che aiutano la cellula a modificare la propria forma e a muoversi.
Il particolare interessante emerso dalla ricerca è che Piezo1 sembra dipendere anche dalla quantità di colesterolo presente nella membrana, il colesterolo, spesso associato soltanto all’alimentazione e ai problemi cardiovascolari, svolge infatti anche funzioni fondamentali all’interno delle cellule. È uno dei componenti delle membrane cellulari e contribuisce a determinarne caratteristiche e comportamento, nel caso delle cellule del melanoma, secondo i risultati dello studio, il colesterolo sembra contribuire al corretto funzionamento del sistema che permette a Piezo1 di rispondere alle forze meccaniche. Quando i ricercatori hanno ridotto il colesterolo nelle cellule utilizzando alcuni farmaci della famiglia delle statine, tra cui fluvastatina e pitavastatina, le cellule del melanoma hanno mostrato una minore capacità di muoversi negli ambienti confinati. In sostanza, diminuendo il colesterolo, il sistema che collega la percezione della pressione al movimento della cellula sembrava funzionare peggio. Ancora più interessante è stato osservare che, in determinate condizioni sperimentali, ripristinando il colesterolo o attivando Piezo1 si poteva recuperare parte della capacità migratoria delle cellule.
Il risultato suggerisce l’esistenza di una sorta di circuito: il colesterolo contribuisce al funzionamento di Piezo1, Piezo1 percepisce le forze esercitate sulla membrana, il segnale del calcio viene attivato e la cellula riesce a modificare la propria forma per continuare a muoversi. Interrompere uno di questi passaggi potrebbe quindi rendere più difficile la migrazione delle cellule tumorali. La rivista Nature ha dato ampio spazio negli ultimi anni alla meccanobiologia, la disciplina che studia il modo in cui le cellule percepiscono le forze fisiche e reagiscono all’ambiente che le circonda. Per molto tempo la ricerca sui tumori si è concentrata soprattutto sui geni e sulle mutazioni, oggi gli scienziati stanno comprendendo che anche l’ambiente fisico può avere un ruolo importante: una cellula tumorale non deve soltanto sopravvivere, ma deve anche riuscire a capire dove si trova, adattarsi alle condizioni che incontra e trovare un modo per avanzare.
La scoperta, tuttavia, non significa che le statine siano diventate una cura contro il melanoma, è un punto fondamentale infatti i risultati arrivano da esperimenti di laboratorio e il lavoro è ancora in una fase di ricerca. Non sappiamo ancora se lo stesso meccanismo abbia la medesima importanza all’interno di un tumore umano e, soprattutto, se intervenire su questo sistema possa tradursi in un trattamento efficace e sicuro per i pazienti. Saranno necessari ulteriori studi prima di poter parlare di una possibile applicazione terapeutica. Il valore della ricerca sta quindi soprattutto nell’aver individuato un possibile punto debole nel modo in cui le cellule del melanoma si spostano. Se una cellula tumorale ha bisogno di un determinato meccanismo per attraversare gli spazi più difficili dei tessuti, quel meccanismo potrebbe diventare, in futuro, un bersaglio da colpire, non necessariamente per uccidere direttamente la cellula, ma per impedirle di raggiungere altri luoghi dell’organismo.
È una prospettiva importante perché, quando si parla di tumori, la capacità di muoversi può essere decisiva. Una cellula che rimane confinata nel tumore originale rappresenta un problema diverso da una cellula che riesce a viaggiare attraverso i tessuti e colonizzare altri organi. Per questo comprendere la “strategia di movimento” del melanoma può offrire agli scienziati un nuovo modo di pensare alla lotta contro le metastasi. Le cellule tumorali non sono semplicemente cellule che crescono troppo, sono sistemi capaci di percepire l’ambiente, cambiare forma, adattarsi alle difficoltà e trovare percorsi per continuare a vivere ed è dietro questa capacità può nascondersi una piccola proteina della membrana e una sostanza che siamo abituati ad associare soprattutto agli esami del sangue: il colesterolo.




