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Il direttore gay e di sinistra che lancia lo sciopero fiscale dopo lo stop alle unioni civili

Giulio Bucchi
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Uno sciopero fiscale "frocio" per protestare contro lo stop al ddl Cirinnà sulle unioni civili. A lanciare la clamorosa protesta è un giornalista celebre, gay dichiarato e di sinistra come Tommaso Cerno. L'ex editorialista dell'Espresso oggi è direttore del Messaggero Veneto e su Twitter ha annunciato che non pagherà più le tasse. "Che devi fare?! - commenta con l'Huffington Post - Per le cose in cui credi un po' di galera si può rischiare". Più che una provocazione, spiega, "è un elemento della democrazia resistente. La Costituzione dice che i cittadini sono uguali davanti alla legge. E se il Parlamento non li rende uguali non li rende cittadini. L'arma di resistenza che resta loro è solo una: sottrarsi allo Stato che non li riconosce nell'unico punto in cui lo stesso Stato li considera uguali agli altri: quando pagano le tasse". Secondo Cerno si tratta di una "iniziativa in difesa dei diritti umani" e per questo molti commercialisti lo hanno chiamato per assicurargli che in questo caso lo sciopero fiscale è un'arma "assolutamente legittima". Il direttore sa già come fare: "I lavoratori dipendenti versano le loro tasse e sono obbligati penalmente a versarle. Ma io, dichiarando sul 740 il mio reddito lordo e sottraendo il Cud, dichiaro automaticamente al Fisco di non pagare le tasse. In quel momento sono un evasore fiscale e ovviamente rischio un procedimento penale". Insomma, Cerno come Nelson Mandela. "Ho raccolto un enorme consenso tra gli omosessuali. Mi ha scritto Aldo Busi, uno dei più grandi intellettuali d'Europa, dicendomi che lui è in prima fila in questa battaglia. Mi ha detto: Se porti avanti la lotta per gli inesistenti io sono con te al tuo fianco. Ma anche tanti altri, musicisti come il bassista della band di Jovanotti, politici, persone comuni". Stangata invece l'Arcigay, "silente come sempre. Ormai fa parte del problema, è piena di parlamentari".

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