Roma, 22 gen. - (Adnkronos) - A Borgo Sabotino, a 5 km da Latina, nel 1963 fu attivata una centrale nucleare su progetto inglese, allora la più grande d'Europa. A distanza di 24 anni dal referendum del 1987 che sancì la fine del nucleare in Italia, il regista Gianfranco Pannone indaga sulla storia del reattore di Latina con l'aiuto di vecchi amici e abitanti del luogo. Il risultato è il documentario "Scorie in libertà" che a Roma sarà presentato il 29 e 30 gennaio, al cinema Detour, alla presenza del regista. Molti gli elementi di denuncia che emergono dal film documentario. Dai tumori, alla tiroide e non solo, che sul territorio Pontino risultano superiori alla media nazionale, alla presenza di un poligono di tiro a due passi dal reattore, che tra l'altro contiene ancora parte delle scorie nucleari. Fino ad arrivare ai cosiddetti "pesci cinesi", cefali deformi nati nel canale di scolo della vecchia centrale nucleare. Ma c'è anche un altra storia. A due passi dal reattore di Borgo Sabotino, svetta un secondo piccolo impianto nucleare mai andato in funzione: il Cirene. Quel reattore sperimentale e militare, di costruzione tutta italiana, negli anni Ottanta avrebbe dovuto sancire l'autonomia nucleare del Paese. "Ho constatato che a Roma e in altre città il pubblico è molto interessato al mio film. Non solo perché tratta di un argomento ancora tabù per i nostri media, come lo è il sito nucleare di Borgo Sabotino, ma perché esistono in Italia tante altre servitù come quelle che hanno prodotto l'inquinamento da amianto a Casale Monferrato e quelle che continuano ancora oggi a spargere veleni su Taranto. Insomma - dice il regista - su ambiente e salute da anni c'è un'emergenza nazionale e chi vede il mio film capisce che la questione ci riguarda tutti".




