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Ambiente, negli ultimi 50 anni distrutto il 60% degli ecosistemi terrestri

domenica 26 maggio 2013
Ambiente, negli ultimi 50 anni distrutto il 60% degli ecosistemi terrestri

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Roma, 21 mag. - (Adnkronos) - A livello di biodiversita', e' il Paese piu' importante d'Europa, ma il suo ricco patrimonio naturale e' a rischio. L'Italia ospita circa 67.500 specie di piante e animali, circa il 43% di quelle descritte in Europa e il 4% di quelle del Pianeta, ma detiene anche il record delle specie a rischio: nell'Unione Europea il maggior numero di animali e piante minacciati, circa il 35%, si trova proprio nell'area del Mediterraneo, in particolare in Italia. Ma anche nel resto del mondo la situazione non e' delle migliori: la perdita di biodiversita' del pianeta avanza con tassi che incidono da 100 a 1000 volte piu' del normale. Negli ultimi 50 anni, si e' degradato il 60% degli ecosistemi terrestri con pesanti ripercussioni socio economiche. E' quanto emerge dal Rapporto Biodiversita' a Rischio di Legambiente i cui dati sono anticipati in vista della Giornata Mondiale della Biodiversita' in programma domani 22 maggio. l'Italia conta ben 130 habitat individuati dalla Direttiva europea Habitat 92/43. La fauna italiana rappresenta piu' di un terzo dell'intera fauna europea con 57.468 specie e sono state censite 6.711 piante vascolari. Abbiamo, inoltre una delle piu' ricche flore europee di muschi e licheni. Questo ricco patrimonio e' pero' sotto scacco: secondo i dati della Lista Rossa Nazionale delle specie minacciate, elaborata dal Comitato Italiano dell'Iucn, delle 672 specie di vertebrati valutate (576 terrestri e 96 marine), 6 sono estinte nella regione in tempi recenti. Le specie minacciate di estinzione sono 161 in totale (138 terrestri e 23 marine), pari al 28% delle specie valutate. Il 50% circa delle specie di vertebrati italiani non e' invece a rischio di estinzione imminente. Complessivamente pero' le popolazioni dei vertebrati Italiani, soprattutto in ambiente marino, sono in declino. Per quanto riguarda i dati emersi dalla Lista Rossa parziale della flora d'Italia, invece, emerge che due specie endemiche sono completamente estinte a livello globale, mente altre sopravvivono solo ex situ nelle collezioni di giardini botanici. Cambiamenti climatici, introduzione di specie aliene, sovrasfruttamento e uso non sostenibile delle risorse naturali, fonti inquinanti e perdita degli habitat sono le principali cause di perdita di biodiversita'. I soggetti piu' esposti agli effetti negativi della perdita di biodiversita' sono le popolazioni che dipendono direttamente dai beni e dai servizi offerti degli ecosistemi. Ad esempio, la deforestazione mette a rischio un miliardo e mezzo di persone che vivono grazie ai prodotti e ai servizi delle foreste, le quali proteggono anche l'80% della biodiversita' terrestre. La pressione intorno alle risorse idriche, inoltre, cresce sia in termini di quantita' sia di qualita' in molte zone del mondo. E il sovrasfruttamento eccessivo della pesca ha conseguenze economiche disastrose per l'intero settore. Senza contare che la perdita di biodiversita' e il degrado degli ecosistemi comportano anche dei costi economici, di cui fino a poco tempo fa non si teneva praticamente conto. La perdita annua di servizi ecosistemici viene stimata a circa 50 miliardi di euro; ed entro il 2050 si stima che le perdite cumulative, in termini di benessere, potrebbero essere equivalenti al 7% del PIL. Quest'anno il Rapporto Biodiversita' a Rischio contiene anche due approfondimenti. Il primo riguarda le zone umide, ecosistemi che producono il 24% del cibo del Pianeta, servono all'irrigazione delle colture, fanno da barriera e da magazzini naturali di acqua in caso di inondazioni e sono importanti serbatoi di Co2. Sono ambienti vulnerabili minacciati da bonifiche, urbanizzazione, pesca sportiva, stress idrico, inquinamento e introduzione di specie alloctone invasive come la nutria (Myocastor coypus) e la testuggine della Florida. Il secondo approfondimento riguarda l'Abruzzo, la regione italiana con il piu' alto tasso di specie protette, tra cui lupo e orso bruno marsicano, a rischio a causa delle costanti aggressioni di origine antropica. Solo da gennaio 2012, infatti, sono stati 44 gli esemplari di lupo trovati morti nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise, di cui 36 solo dall'inizio del 2013. Nello stesso lasso di tempo sono deceduti anche 3 cervi e 2 esemplari di orso bruno marsicano. Da ricordare, infine, che ci sono anche buone notizie: la prima riguarda il ritorno nei mari italiani della Foca Monaca, una delle specie a maggior rischio di estinzione nel Mediterraneo, che ha scelto come rifugio una grotta sulla costa delle isole Egadi, in Sicilia al largo di Trapani. La seconda buona notizia e' il ritorno della lince nell'Appennino. L'esemplare, un maschio adulto, e' stato avvistato e fotografato sull'Appennino forlivese nei pressi di Santa Sofia, uno dei comuni del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi, Monte Falterona e Campigna.