Londra, 14 ott. (Adnkronos) - Un nuovo studio condotto dall’Osservatorio europeo dei mercati energetici della multinazionale francese Cap Gemini ha rilevato che la sicurezza energetica del vecchio continente potrebbe essere messa in crisi dalle energie alternative ed in particolare quelle eolica. Il nuovo studio, destinato ad accendere la discussione e a sollevare polemiche, sostiene infatti che a causa di una diminuita capacità di produzione degli impianti energetici alimentati da fonti d’energia convenzionale, l’Europa questo inverno corre il rischio di subire massicce interruzioni del servizio di energia elettrica. Secondo lo studio lo sviluppo delle energie rinnovabili favorito da forti incentivazioni ha messo a rischio la produzione di energia convenzionale: quanta più energia rinnovabile viene prodotta da un parco eolico, viene affermato, tanto più cala il prezzo della energia convenzionale, spingendo verso la conversione degli impianti o alla loro non implementazione, questo risultato che da un punto di vista ambientale è da ritenersi positivo, non lo è da un punto di vista pratico nell’eventualità dovesse verificarsi un brusco calo nella produzione dell’energia verde. Nel caso di una tempesta nel Mare del Nord, prospetta il rapporto, si avrebbe un’abnorme produzione di energia elettrica erogata dagli impianti off-shore, questo comporterebbe una caduta verticale dei prezzi dell’energia mettendo in grossa difficoltà gli impianti di prodizione di energia convenzionale i cui prezzi scenderebbero facendo crollare la redditività degli impianti, fino alla loro chiusura. A questo si aggiunga, continua lo studio, che i prezzi di mercato del gas hanno avuto una forte contrazione a seguito dell’arrivo del gas americano, le cui esportazioni sono enormemente salite dopo che il costante incremento della produzione di shale gas ha portato gli Usa alla soglia della autosufficienza.




