Bruxelles, 16 ott. (Adnkronos) - Presentato oggi a Bruxelles al parlamento Europeo l’VIII rapporto Global Hunger Index che analizza la situazione la fame nel mondo con particolare riguardo a quei Paesi dove la mancanza di cibo è diventata ormai una piaga endemica. Il rapporto, redatto dall’International Food Policy Research Institute (IFPRI), denuncia che i peggiori livelli di mancanza di cibo si riscontrano nell’Asia meridionale seguita dall’Africa sub-sahariana con punte di assoluta emergenza in Burundi, Eritrea e isole Comore. A queste emergenze seguono poi il Sudan, il Ciad, lo Yemen e l’Etiopia. Secondo il rapporto oltre 2,6 miliardi di persone vivono con meno di 2 dollari al giorno e se hanno la disgrazia di una malattia in famiglia o l’improvvisa perdita del lavoro, azzerano i loro margini di sopravvivenza. Nei Paesi dove la crisi ha ormai raggiunto livelli intollerabili, come quelli del Corno D’Africa, la conseguenza immediata della carenza di cibo è la vendita (quando ci sono) degli animali da pascolo e quindi la cessazione di ogni futura fonte di reddito. La ricerca fa poi un richiamo alla situazione dell’Eritrea, protagonista delle cronache europee dopo la strage di Lampedusa, dove la popolazione stremata da una siccità che dura ormai da tre anni e da una guerriglia continua, è portata ad affrontare qualsiasi rischio per sfuggire dalla loro tragica realtà. Secondo il rapporto quello che i Paesi più ricchi devono intervenire sul territorio cercando di potenziarne la capacità di resilienza, cioè la capacità dell’ecosistema di ripristinare la sua condizione di equilibrio. “La resilienza, si legge nel rapporto, è il cercare di migliorare la produzione agricola, diversificando le colture, la fornitura di acqua sicura e sostenibile, e di servizi igienico-sanitari, e fornire servizi migliori per la salute e l’alimentazione”.




