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Per Segrè e De Castro il 2015 dell'Expo sia l''Anno europeo contro lo spreco'

L'Unione europea, con 180 kg pro-capite, e l'Italia con 149 kg pro-capite risultano sopra la media dei Paesi sviluppati
domenica 10 novembre 2013
Per Segrè e De Castro il 2015 dell'Expo sia l''Anno europeo contro lo spreco'

3' di lettura

Rimini, 7 nov. - (Adnkronos) - "Il 2015 dell'Expo sia anche l'anno europeo contro lo spreco alimentare: l'Italia può chiederlo e ottenerlo nel suo semestre alla presidenza europea". La richiesta arriva dal presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, e dal presidente di Last Minute Market Andrea Segrè, coordinatore del pool nazionale antispreco istituito in queste settimane dal Ministero dell'Ambiente. L'appello è stato lanciato oggi in occasione del Forum di Ecomondo dedicato a "Ridurre e prevenire gli sprechi alimentari: a che punto siamo in Europa e in Italia?", al quale hanno preso parte anche il rappresentante Fao Robert Van Otterdjik,la coordinatrice di Fusions Hilke Bos-Brouwers e il sindaco di Sasso Marconi Stefano Mazzetti. "La crescita sostenibile segna la strada per uscire da una profonda crisi non solo economica ed ecologica, ma anche estrema nel suo impatto sociale" dichiara Segrè per il quale oggi "occorre una visione lungimirante che preveda un investimento sul futuro, prestando attenzione prima di tutto ai giovani e al lavoro. Risorse come il suolo, l'acqua e l'energia non sono infinite e neppure scarse, come sostiene più di qualcuno. Se le dobbiamo consumare, dobbiamo anche consentire la loro rigenerazione nel tempo". A partire dal settore agroalimentare, che aggiunge Segrè, "necessita di una transizione verso produzioni meno intensive e filiere più efficienti ma anche di cittadini informati e responsabili: solo lo spreco domestico, dalle stime dell'Osservatorio Waste Watcher, costa agli italiani 8,7 miliardi di euro, ovvero oltre mezzo punto di Pil, cioè 7,06 euro settimanali a famiglia". Secondo De Castro "il Parlamento Europeo può essere un'arma formidabile. Il trattato di Lisbona ha dato nuove prerogative al Pe in diversi settori come l'agricoltura, e per un atto legislativo della Commissione è ora necessario un processo di condecisione con voto favorevole del Pe. Dobbiamo tenerne conto e sapere che il Parlamento Europeo oggi può giocare la sua partita, in questa nostra nuova epoca che è quella della scarsità. Perchè l'era dell'abbondanza e dell'invenduto è finita da un pezzo, anche se le politiche di quei tempi ancora ci condizionano spesso sul piano normativo". Lo spreco alimentare riguarda tutta la filiera agro-alimentare e colpisce indistintamente tutti i Paesi. L'Unione europea, con 180 kg pro-capite, e l'Italia con 149 kg pro-capite risultano sopra la media dei Paesi sviluppati. Nei Paesi più "ricchi" la parte preponderante degli sprechi alimentari avviene a livello domestico. In Italia, dati Last Minute Market hanno registrato che nel 2012 il 2,47% della produzione agricola è rimasta in campo, l'equivalente di 12.466.034 quintali di prodotto agricolo. Sempre nel 2012 nell'industria agroalimentare italiana, lo spreco medio ammonta al 2,6% della produzione finale totale, che porta ad uno spreco complessivo di 2.036.430 tonnellate di prodotti alimentari. La quantificazione degli sprechi nel settore distributivo si suddivide in due target di riferimento: i mercati all'ingrosso (centri agroalimentari e mercati ortofrutticoli) e il sistema distributivo commerciale (cash&carry, ipermercati, supermercati e piccolo dettaglio). Nei centri agroalimentari ogni anno una percentuale di ortofrutta che varia dall'1 all'1,2% viene gestita come rifiuto. In termini di peso, è stato stimato che nel 2012 in questo settore sono stati sprecati e smaltiti come rifiuto 118.317 t di prodotti ortofrutticoli. La stima per gli sprechi alimentari originati dal canale distributivo si attesta su 270.776 tonnellate, generate dai diversi attori della distribuzione.