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Libero De Rienzo e l'eroina, la sinistra invoca la censura e Repubblica reagisce: "Ma con la figlia di Urbani tutti zitti"

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Censura per Libero De Rienzo. La follia del mondo dello spettacolo "di sinistra" colpisce anche Repubblica, e Marco Mensurati è costretto a difendersi e contrattaccare. Tutto nasce dallo scoop del quotidiano diretto da Maurizio Molinari, che per primo ha parlato del ritrovamento di una busta di eroina a casa dell'attore 44enne morto la scorsa settimana per un malore. La pista è quella dell'assunzione di droga, e il sospetto degli inquirenti è che l'interprete di Santa Maradona e Smetto quando voglio, uno degli interpreti più intensi e versatili della sua generazione, non fosse da solo ma in compagnia di un pusher che poi l'ha abbandonato, fuggendo.

 

 

 


Tra colleghi di De Rienzo e semplici commentatori, è scattata la protesta selvaggia: non si dovevano svelare quei dettagli riservati. "Era proprio necessario - contesta Mensurati di Repubblica -. E no, non si poteva omettere un particolare così rilevante. Possiamo discutere sui toni e le forme - che nel caso di Repubblica pensiamo siano state inappuntabili - ma sulla necessità del racconto giornalistico non ci sono dubbi. E il motivo è semplice. I giornali pubblicano le notizie. Devono farlo, è la loro missione, il loro senso, il loro valore".

 

 

 

 

 

 

"I suoi amici, i suoi affini, non vorrebbero altro che stringersi nel dolore in una composta e silenziosa celebrazione", prosegue Mensurati. Esigenza comprensibile, umanamente, ma non è il mestiere di un giornalista. Auto-censurarsi sarebbe "pericoloso, perché salterebbero i meccanismi di controllo e di imparzialità che sono alla base del rapporto con i lettori". E qui la firma di Repubblica colpisce nella carne viva di un certo mondo: "Molte delle critiche arrivate ai giornali provengono da una ben determinata categoria di persone. Intellettuali del cinema, professionisti della comunicazione, persone per dirla in breve che avevano una frequentazione diretta e personale con De Rienzo e con la sua famiglia". Nessuno di loro, ricorda Mensurati, "ha sollevato un sopracciglio quando abbiamo raccontato, con la medesima professionalità, la vicenda della giovane Maddalena Urbani, figlia di Carlo Urbani, il medico eroe che isolò la Sars". Anche lei travolta da eroina e psicofarmaci. Un dramma umano che non va giudicato, ma raccontato sì.

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