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Cannes stronca Nanni Moretti: "Confuso, mediocre, orrendo"

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Nanni Moretti non supera l'esame di Cannes. Il gotha della critica cinematografica internazionale riunita per giudicare i film in concorso al Festival non ha riempito di stellette la pagella del "Il sol dell'avvenire" massacrandolo generosamente con i suoi giudizi. E non certo per motivi politici, che sembrano non toccare nessuno, sottolinea Marco Giusti su Dagospia citando David Rooney su The Hollywood Reporter: “La malinconica speranza del film per il futuro del cinema e il suo potere curativo finisce per essere troppo compiaciuta per essere registrata come espressione di fede collettiva”.  Del resto, scrive Andrea Chimento sul Sole24ore, Il sol dell’avvenire indugia nella nostalgia della storia, "ma lo fa in virtù dell’inevitabile protagonismo del suo autore, condannato dalla sua, di storia, a interpretare sempre e comunque sé stesso. Moretti riscrive perciò il passato perché ha bisogno di un atto di esistenza, più che di resistenza. Tra il caos di voci, lingue, spunti e idee sul mondo (e tra la folla di tutti i suoi personaggi e di tutti i loro interpreti), afferma il diritto, o l’arroganza, o semplicemente il piacere, di dire ancora la sua". 

 

Il critico di Indiewire parla di irritazione: “Per ogni momento coinvolgente guidato dal personaggio o un po’ di caldo umorismo (Giovanni che grida con rabbia "Chiamerò Martin Scorsese" ha sicuramente fatto ridere il pubblico a Cannes), c'è una stranezza immeritata, persino irritante. La tendenza del cast e della troupe del film a irrompere in canti e balli fantastici - o le decisioni formali di Moretti, inclusi i bruschi flashback dell'ultimo minuto - semplicemente non si adattano al flusso della narrazione o del tono”. Marco Giusti fa notare che Peter Bradshaw del Guardian, che aveva esaltato il giorno prima Bellocchio con cinque stellette, al film di Moretti invece gliene dà una sola e scrive: “Incredibilmente orrendo: confuso, mediocre e metatestuale: una completa perdita di tempo, allo stesso tempo stridente e svogliata". E The Film Stage: “Il suo titolo, in retrospettiva, sembra stranamente ironico. Questa è l’opera di un regista riluttante a guardare al futuro con qualcosa di più del semplice disprezzo, dove il "domani" è in realtà solo una fantasia rosata di un passato ormai lontano”. Tranchant il giudizio di Lee Marshall di Screen: “Un viaggio a volte esasperante ma soprattutto divertente attraverso i complessi e gli spauracchi di un artista che invecchia...”.

 

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