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Morgan, un pagliaccio che si crede Mozart

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Luca Beatrice
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La carriera di Morgan, se vogliamo parlare di musica, si ferma al 1997, quando con il suo gruppo Bluvertigo pubblicò Metallo non metallo, uno dei migliori dischi rock degli anni ’90, un decennio d’oro per il panorama italiano. Anzi, a essere sinceri, vale mezzo LP, quello che un tempo si sarebbe chiamato il lato a dell’album che comprendeva le due hit Il mio mal di testa e Fuori dal tempo.

 

 

 

Dopo non è successo più nulla di rilevante, prove soliste così così incentrate soprattutto sulle cover di Gaber e De André, eppure la fama e la popolarità del personaggio -sacrificando il musicista- è cresciuta nel tempo, prima grazie alla storia tormentata e alterata con Asia Argento, poi con continue apparizioni televisive, X Factor in testa: Morgan funziona, dice quello che pensa, sul piccolo schermo va bene, insegue la polemica e nonostante non sia più un ragazzino ha sempre quell’aria da alternativo-maudit che al pubblico italiano piace.

Ci hanno provato a confezionare un prodotto, il cantante trasgressivo con punte di esistenzialismo e mal di vivere che però non disegna il confronto con un’audience popolare e dai gusti sicuramente meno raffinati. Non si capisce quanto lo faccia apposta, e dunque sia un atteggiamento studiato, o quanto gli venga proprio naturale di sbroccare, in ogni caso Morgan difetta di educazione e l’episodio ultimo a Selinunte si inserisce in un elenco davvero nutrito.

Passata l’ira, e avendo cominciato a raccogliere impressioni molto negative sui social, Morgan in uno dei rari momenti di lucidità che contraddistinguono le sue giornate deve essersi conto di averla fatta grossa anche stavolta. Con un aggravante: avendo in ballo un programma tv con il servizio pubblico e applicando lo stesso codice etico che ha cancellato dal palinsesto sia Filippo Facci sia Roberto Saviano, anche se per motivi diversi, anche Morgan dovrebbe essere invitato ad accomodarsi alla porta. Consapevole del danno, economico e di credibilità in un periodo in cui si sono create le condizioni per un suo rilancio artistico, ha fatto come tutti gli altri, dimostrandosi ben poco originale, ovvero ha chiesto scusa via web.

 

 

 

Può capitare di sbagliare, parla di reazione ingiustificabile, si è sentito ferito nell’anima, non è un juke-box (come se ad altri musicisti non venissero chieste canzoni), è stata colpita la sua ispirazione. Se potete accettatele, ha chiesto Morgan, probabilmente pensando alla reazione dei vertici rai alle prese con un’intemperanza che suona grave secondo i nuovi principi.

Lui si sente il miglior musicista d’Italia, forse del mondo, un erede di Mozart, il quinto Beatles, o almeno qualcuno glielo ha fatto credere nonostante una produzione non poi così significativa cui obbietterebbe che i geni non hanno bisogno di scrivere e pubblicare dischi ogni anno. La scelta di giustificarlo non spetta a noi, anche se bisogna ammettere che pochi personaggi hanno ricevuto così tante attenuanti quanto Morgan, però resta il fastidio verso la mancanza di rispetto e di educazione, non per moralismo ma perché a una certa età si dovrebbe smettere di giocare a fare l’outsider e vestire panni più saggi. Se Morgan sa davvero di musica, la insegni senza riempire le sue performance di insulti e turpiloquio. In alternativa, se proprio non riesce a smettere di fare il Morgan, non sia ipocrita, non se la faccia sotto dalla paura, non chieda scusa e continui a recitare la solita parte, almeno è se stesso, più credibile di chi si pente, si cosparge il capo di cenere, rettifica, spiega. Sarebbe molto meglio stare zitto per non fare la figura del fesso. 

 

 

 

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