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I fondi pubblici negati al film su Calipari

Francesco Storace
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Stavolta è il ministro ad essere arrabbiato. Perché al dicastero della Cultura c’è una commissione – quella nominata da Dario Franceschini – che ha preso una decisione incomprensibile. E lo ha spiegato Gennaro Sangiuliano ieri mattina. «Apprendo con vivo disappunto che la commissione Cinema, non nominata da me ma dal mio predecessore, di cui ho rispettato la scadenza, ha bocciato la richiesta di finanziamento per il film dedicato alla figura di Nicola Calipari. È la stessa commissione che bocciò il bellissimo film di Paola Cortellesi. Pur rispettoso dell’autonomia del lavoro delle commissioni chiederò all’apposita Direzione del Ministero della Cultura di chiarire le motivazioni di questa scelta e valuterò nel pieno rispetto delle regole e delle norme le strade possibili per porvi rimedio. Ho ancora vivo nella mia mente, da giornalista, il ricordo del suo sacrificio: quello di un vero servitore dello Stato. La commissione che ha assunto questa decisione è scaduta il 13 marzo scorso e ha lavorato entro i termini».

Una dichiarazione che fa capire molte cose. Anzitutto, che nonostante le tante chiacchiere sul “regime”, un organo ministeriale deciso da Franceschini non è stato toccato. Non per benevolenza, ma per rispettarne la scadenza del mandato. Troppo buono Sangiuliano? No, semplicemente rispettoso delle regole di buona amministrazione e della correttezza istituzionale. Che però, in maniera paradossale, hanno portato ad escludere dai finanziamenti un film di quelli destinati a fare storia come quello sul sacrificio di Calipari. Non un estremista di destra, la vedova è stata addirittura parlamentare di sinistra. Ma questo significa poco, visto che si parla di una storia eroica che coincise con la liberazione della giornalista Giuliana Sgrena. Nella commissione per il cinema non se ne sono accorti, pare di capire. Se poi si aggiunge che parliamo dello stesso sinedrio che ha mostrato pollice verso addirittura per il recente film di Paola Cortellesi, è evidente che qualcosa non quadra. Calipari fu assassinato in un’operazione dei Servizi per liberare la giornalista de Il Manifesto rapita in Iraq da una cellula terrorista. Un eroe italiano. Ma la motivazione del diniego al film – intitolato “Nibbio” – è da brividi: “Progetto di opera non giudicata di straordinaria qualità artistica in riferimento a personaggi di particolare rilevanza per la storia e l’identità culturale italiana ovvero, in mancanza di progetti con queste caratteristiche, anche in relazione a fatti storici, eventi e luoghi che caratterizzano l’identità culturale italiana”.

 

Morire per l’Italia non è degno di per sé? Ma chi ha messo Franceschini, quand’era ministro, a valutare le opere, i film, da finanziare? Si potrebbe pubblicare un lunghissimo elenco di pellicole sostenute dallo Stato negli anni e che certo non brillano per qualità; ma arrivare a negare aiuti a opere che narrano storie di cui essere orgogliosi è davvero incredibile. Sangiuliano ha detto che farà di tutto, nel rispetto delle norme, per rimediare ad una situazione incresciosa, determinata dalle scelte del suo predecessore. Però è altrettanto certo che quella commissione ha esaurito il suo mandato e si dovranno nominare esperti di altro livello e senza contaminazioni di carattere ideologico. Per dirla sinteticamente, beneficiano del contributo dello Stato 73 titoli, a fronte di 346 bocciati (per un totale complessivo di 419 proposte). Le risorse ammontano a 13,5 milioni di euro. Ma non c’era spazio per finanziare il racconto di una drammatica e onorevole storia italiana.

 

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