«Il bene nel male», come cantava la rapper italiana Madame. Questo potrebbe essere il sottotitolo di The Lowdown serie di fine 2025 uscita in Italia il giorno di Santo Stefano su Disney+ e pronta ad affermarsi, senza grandi proclami, come una delle serie più guardate, apprezzate e discusse di questo inizio 2026 nel nostro Paese. Ideata da Sterlin Harjo, The Lowdown è un dramma ambizioso che mescola giornalismo d’inchiesta, politica e famiglia, affidando la trama all’istrionica recitazione di Ethan Hawke, un protagonista scomodo e in nulla conciliabile con i canoni dell’eroe positivo. Hawke interpreta Lee Raybon, giornalista indipendente che si definisce Truthstorian, ovvero al servizio esclusivo della verità, senza bandierine ideologiche di nessun tipo. Ed è proprio questa ostinazione a metterlo nei guai. Parlavamo di rap, all’inizio, non a sproposito.
Proprio il genere musicale afroamericano per eccellenza è un elemento fondante, identitario e chiave per una serie che, nonostante sia veicolata dalla major forse più attenta alle “boiate” woke e al politicamente corretto di stretta osservanza, si può ben dire che per The Lowdown abbia fatto una buona eccezione, lasciandosi prendere dalle barre che battono il tempo della suburra di Tulsa, in Oklahoma, dove è ambientata la storia. Un contesto sociale che, nonostante il periodo di lancio qui da noi, non si può in nulla accomunare a un presepe culturale. Semmai a uno scontro ruvido in cui al razzismo dei bianchi fanno da contraltare la rabbia e la violenza dei neri, che non vengono dipinti come vittime sacrificali ma come rivali, pronti a giocare la partita fino in fondo. Al centro della storia c’è l’indagine sui Washberg, una delle famiglie più potenti della zona. Dopo la pubblicazione di un articolo, Dale Washberg (Tim Blake Nelson) muore in circostanze sospette. Coincidenze? Raybon fiuta il marcio e segue le tracce lasciate dall’uomo, infilando le mani in un sistema di potere che preferirebbe restare al buio. Attorno a lui si muovono figure ambigue come la vedova Betty Jo (Jeanne Tripplehorn) e il cognato Donald (Kyle MacLachlan), candidato governatore con più ombre che sorrisi elettorali. Parallelamente, la serie scava nel privato del protagonista, segnato dal rapporto difficile con la figlia adolescente Francis (Ryan Kiera Armstrong).
Perché la verità, sembra dirci Harjo, non è mai gratuita: presenta sempre un conto, anche a casa. Prodotta da Crazy Eagle Media, Dive, FX Productions e Under the Influence Productions, The Lowdown porta addosso l’impronta autoriale di Harjo, già vista in Reservation Dogs, la serie tv scritta assieme a Taika Waititi (regista e premio Oscar per la sceneggiatura di Jojo Rabbit). L’ispirazione, non dichiarata ma evidente, rimanda alla figura di Lee Roy Chapman, storico e giornalista legato alla memoria razziale di Tulsa. Risultato: una serie tesa, politicamente scorretta quanto basta, che preferisce il conflitto alla predica. E, di questi tempi, è già una notizia.




