Un altro "peccato originale" confessato per pulirsi la coscienza e, forse, compiacere il mondo dello spettacolo italiano da sempre schierato a sinistra, indipendentemente dal colore dei governi. Filippo Timi, proprio come Luca Marinelli, si pente di aver interpretato Benito Mussolini.
Chissà, al cinema come in tv è forse vietato associare il proprio nome a quello del Duce. E dire che Timi, attore di vaglia e stimato, con carriera sfaccettata e multiforme, aveva recitato la parte del fondatore del fascismo in un film di qualità, diretto da un maestro che a tutto può essere associato tranne che alla destra, Vincere di Marco Bellocchio. Ma evidentemente non basta.
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Giampiero Mughini, da sempre attento al mondo dell’arte e del cinema, così come alla storia del nostro Paes..."Ero giovane, avevo 34 anni. Come il giovane Mussolini avevo quella fame, quella spregiudicatezza. Poi io, ringraziando l'universo, sono sempre stato spontaneamente buono. Dissi a Bellocchio che vedevo Mussolini come uno attraversato da un fiume nero", ha spiegato l'attore al Corriere della Sera.
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"NON mi sento parte di un cinema, quello ITALIANO, che se la canta e se la suona da solo, pieno zeppo di pregiudizi..."Un mio amico, verso i vent'anni, mi disse: 'Tu sopravvivrai perché sei buono'", rivela Timi con il cuore (rosso) in mano. "Ci rimasi male: volevo essere Terence, quello str***o e fichetto, non Anthony, quello buono che muore (i protagonisti del celebre cartone di fini anni Settanta/inizio anni Ottanta Candy Candy, ndr). Ma alla fine era vero. Se mi chiedevano una merendina anche quando non avevo niente ero il primo a sacrificarmi. Sarà il san Francesco che ho nel mio dna". Poi la carriera lo ha portato anche a indossare i panni del Babau dei progressisti, il Duce. Troppa generosità.




