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Sanremo 2026, per chi scatta la prima ovazione: il verdetto del popolo dell'Ariston

di Fabrizio Biasinmercoledì 25 febbraio 2026
Sanremo 2026, per chi scatta la prima ovazione: il verdetto del popolo dell'Ariston

2' di lettura

È successa la qualunque nella serata inaugurale del Festival di Sanremo numero 76, una specie di percorso a ostacoli (“ostacoli” = le 30 canzoni) che il pilota Carlo Conti ha gestito sfruttando una delle sue proverbiali caratteristiche: la voglia pazza di andare a dormire il prima possibile.

Il ritmo - per tornare a cose di pochi giorni fa - è stato da finale olimpica, la resala scopriremo questa mattina quando usciranno i sacri dati Auditel che decidono se un Festival ha fatto il suo dovere o merita pernacchie (è triste, ma è così da sempre e sempre così sarà). A tal proposito è doveroso riportare l’appello del direttorissimo Carlo Conti: «Avete visto la serenità con cui ho vissuto lo scorso anno, non sono entrato a cinque centimetri da terra orgoglioso dei risultati. Non mi esalto se le cose vanno troppo bene, non mi abbatterò se domani i risultati non saranno quelli. Anche perché tutto sommato devo battere me stesso. Avrò la stessa serenità se faremo 5 o 6 punti in meno».

Per cercare di replicare il successo di un anno fa, dicevamo, s’è fatto il minestrone con una prima serata non “democristiana” ma “cristiana e democratica’ («cristiano perché ci sono riferimenti alla mia modestissima fede, e democratico perché aperto a tutti», parola dello stesso Conti). Pronti via e si parte con l’omaggio, sentito, al grande Baudo, padrone di casa per tanti anni che ha fatto sentire la sua voce e ha ricevuto il meritatissimo applauso. Quindi Olly, il “balordo” trionfatore dell’anno passato, che passa lo scettro a uno dei trenta cantanti in gara.

Li abbiamo sentiti tutti, dalla pimpantissima Ditonellapiaga al romantico Nigiotti, passando per lo scenografico Sal Da Vinci e l’emozionante Serena Brancale. E ancora l’ottimo Fulminacci, il buon Chiello, i “quasi Ricchi e Poveri” Maria Antonietta e Colombre. Trenta, un’infinità, con tanto di intermezzo firmato Tiziano Ferro, portatore di rosso (relativo) e buon medley.

Menzioni speciali per Peppe “fu” Vessicchio, maestro di musica e di vita a cui Conti ha doverosamente regalato il “prime time” per un bel ricordo. E poi loro, i co-conduttori della serata d’esordio, notoriamente la più difficile: Laura Pausini si è data da fare ben consapevole che strappare minuti alla scaletta e al Grande Capo da qui a sabato non sarà affatto semplice; Can Yaman si è divertito e ci ha fatto divertire, molto tamarro ma anche decisamente più simpatico di quello ci si potesse aspettare (bello pure il siparietto con il Sandokan originale, Kabir Bedi).

Momento più “strong” della serata? Quello dedicato alla signora Gianna Pratesi, la 105enne che il 2 giugno 1946 fu tra le protagoniste di un voto storico e che si lascia andare a un “in casa mia votavamo tutti a sinistra” (quando la sinistra aveva un peso di qualche genere).