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Sanremo 2026, l'ultra-centenaria Gianna fa impazzire sinistra e Selvaggia Lucarelli: "Ciao ciao ai fascisti"

di Roberto Tortoramercoledì 25 febbraio 2026
Sanremo 2026, l'ultra-centenaria Gianna fa impazzire sinistra e Selvaggia Lucarelli: "Ciao ciao ai fascisti"

2' di lettura

Sanremo 2026 ha cominciato col botto… sì, con il botto consueto di polemiche, ma anche gaffes e imprevisti che hanno spiazzato i telespettatori. Dagospia ci va giù duro e sentenzia “du’ palle”. Sì, perché in un Festival pensato (si dice) per essere “popolare e senza spigoli”, alla fine è la testimonianza di una ultracentenaria a far saltare il banco. 

E se il comico Pucci era stato bandito dal palco dell’Ariston per le sue posizioni politiche e per la paura di una comicità che andasse oltre le regole, ecco che ci sale invece Gianna Pratesi, 105 anni, donna che votò nel 1946, quando nacque di fatto la Repubblica italiana, e si lascia andare: “La mia famiglia era di sinistra e ho fatto ciao ciao con la mano ai fascisti”. Boom.

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Lo ha subito evidenziato anche Selvaggia Lucarelli in una sua stories: "Madonna la signora Gianna ha detto che la sua famiglia era di sinistra e ha fatto ciao ciao ai fascisti. Conti aveva disinnescato il festival per andare sul sicuro e la simpatica vecchiarda ha fatto saltare il banco".

Secondo Dagospia è stato proprio quel momento, con la signora che parla come se fosse al bar della piazza e non davanti a milioni di italiani, a far perdere a Conti e agli autori il controllo della serata. E, come se non bastasse, la Rai regala ai social un’altra gemma: durante l’omaggio alla Repubblica, sul maxi schermo del Teatro Ariston compare la scritta “Repupplica” anziché “Repubblica”, con due “p” di troppo.

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La caduta di stile grafica ha subito fatto il giro del web, trasformando un momento solenne in un meme virale istantaneo. Sempre secondo il caustico Dagospia, Sanremo oggi sembra “più istituzionale delle istituzioni”. Conti spiega che il Festival non è politico, ma “democratico, perché è di tutti”, eppure bastano poche battute di una centenaria e una gaffe grafica per rimettere in gioco tutto. La serata è, poi, costellata di gag tremende (con Can Yaman cosparso di olio, roba da cabaret da terza serata), e performance di artisti che vanno dal serio al surreale. E allora, come chiosa Dagospia, in un Paese così surreale, Sanremo diventa lo specchio impietoso di un’Italia che non sa più dove guardare.