"Io e te siamo stati fantastici". Sabina Guzzanti dice addio così a David Riondino, morto a Roma all'età di 73 anni, postando su Instagram una foto che li ritrae insieme giovani, a tavola. Le strade dei due attori si sono incrociate in particolare a teatro dalla fine degli anni '80. Nella vita privata, sono stati anche compagni oltre a condividere una lunga, intensa amicizia.
Nella stagione teatrale 1993-1994 sono stati in scena con O patria mia, diretto da Giuseppe Bertolucci, insieme a Paolo Bessegato e Antonio Catania. Nel 1997 con Sabina Guzzanti, Antonio Catania e Lelia Serra Riondino ha fondato la società di produzione Giano. I due attori sono stati anche insieme al Festival di Sanremo 1995 con la canzone Troppo sole, scritta l'anno precedente, durante la stesura della sceneggiatura del film omonimo, per la regia sempre di Giuseppe Bertolucci.
Nato a Firenze nel 1952, figlio di un maestro elementare, David era una di quelle persone impossibili da catalogare. Prima di diventare un artista aveva lavorato per dieci anni come bibliotecario alla Biblioteca Nazionale di Firenze: il dettaglio dice già tutto su di lui, su quel misto insolito di rigore e sregolatezza, di cultura profonda portata con leggerezza assoluta. Nell'ambiente musicale degli anni Settanta cominciò a sperimentarsi come cantautore, fino all'occasione unica di aprire i concerti della tournée di Fabrizio De Andrè con la Premiata Forneria Marconi tra il dicembre 1978 e il gennaio 1979. Poi la satira, le riviste militanti, i fogli di controcultura: collaborò con Tango, Il Male, Cuore, Comix e con il quotidiano il manifesto.
Al grande pubblico arrivò attraverso la televisione e in particolare attraverso il Maurizio Costanzo Show, dove la sua capacità di improvvisare canzoni satiriche su richiesta, accompagnandosi con una chitarra scalcagnata, divenne quasi leggendaria. Partecipò anche a Quelli che il calcio e a Bulldozer. Ma il teatro rimase sempre il suo habitat più autentico: debuttò nel 1989 con Romanzo picaresco, cui seguirono Chiamatemi Kowalski e La commedia da due lire, entrambe con Paolo Rossi, e poi il lungo sodalizio con Dario Vergassola che portò nei teatri italiani I cavalieri del Tornio e Todos Caballeros, gioco intorno al Don Chisciotte di Cervantes.
Nel 1996 dopo debutto' alla regia cinematografica con Cuba libre - Velocipedi ai tropici. Era fatto così: non appena padroneggiava un linguaggio, ne cercava un altro. Definiva l'intellettuale "una persona fisica, che comunica, che partecipa, che sa trasformare la sua esperienza in qualcosa che serva anche agli altri, che non trasforma il sapere in potere". Lascia la moglie Giovanna Savignano e la figlia Giada, nata nel 1974. Lascia anche un vuoto difficile da riempire: quello degli artisti che non scelgono mai tra intelligenza e umorismo, perché sanno che sono la stessa cosa.




