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Continuiamo a chiamarlo... Il grande Bud

Dieci anni senza Carlo Pedersoli, da eroe olimpico a gigante buono del cinema con l’inseparabile Terence Hill
di Paolo Macartisabato 27 giugno 2026
Continuiamo a chiamarlo... Il grande Bud

3' di lettura

Dieci anni fa esatti, il 27 giugno del 2016, se ne andava a 85 anni in seguito a un accidentale caduta in casa, Carlo Pedersoli, da giovane campione di nuoto e di pallanuoto, azzurro ai Giochi olimpici di Helsinki 1952 e a quelli successivi di Melbourne 1956. Sì, proprio lui, l’amabile gigante dal cuore d’oro poi divenuto celebre al cinema con il nick-name di Bud Spencer. A un decennio dalla scomparsa ci sembra bello celebrarne il ricordo e la storia artistica unica, amata di più di una generazione. Carlo/Bud era nato a Napoli nel 1929 e la carriera in vasca ne elevò l’eccellenza agonistica, merito di una prestanza fisica non comune che lo fece diventare popolarissimo in quella Italia che stava uscire con fatica da un dopoguerra difficile.

BISOGNO DI EROI
Il paese aveva bisogno di eroi, anche nello sport e nel cinema, così nella sua seconda vita questo pezzo d’uomo che stupiva per la presenza scenica quando si presentava a bordo piscina, convinse i produttori a disegnargli una carriera anche nella settima arte. Fu allora che nacque il mito del futuro Bud Spencer (inizialmente Carlo recitò senza barba e con il proprio nome di battesimo): dapprima in Sud America dove recitò in parti secondarie, poi dopo la partecipazione alle sue terze Olimpiadi, a Roma 1960, anche in Italia. Nel 1967, sul set di un western diretto da Giuseppe Colli dall’immaginifico titolo Dio perdona, io no!, il neo battezzato Bud Spencer («Scelse il nome di scena Bud perché in inglese significa bocciolo, l’esatto contrario del suo gigantesco fisico», ha racconta una delle figlie) incontrò il suo gemello cinematografico. Ovvero l’attore destinato a comporre con l’ex campione di nuoto una delle coppie più apprezzate e di successo del nostro cinema: Mario Girotti. Il ragazzo di origini tedesche era il contrappunto di Carlo: magro e atletico, e svelto nelle scene d’azione, Girotti scelse il nome d’arte di Terence Hill mentre Bud era l’alter-ego grosso, potente e anche un po’ lento nei movimenti.

Insieme, sul set, era insuperabili. Diedero vita, a cavallo fra gli anni ‘60 e l’inizio del decennio successivo, a pellicole entrate fra i campioni del box office dell’epoca: Lo chiamavano Trinità e Continuavano a chiamarlo Trinità. Film tuttora ritrasmessi con successo in televisione e che sottolineano a 50 annidi distanza il consenso ottenuto all’epoca dai due che impersonano bizzosi fratelli impegnati in buffe avventure: quel genere venne ribattezzato western all’italiana con venature comiche. E se Terence interpretava in Trinità il fratello bello e furbo, Bud faceva Bambino, un po’ tonto ma dotato di una forza sovrumana in risse nelle quali non c’era mai violenza pura ma divertenti scopaccioni. Indimenticabile, accompagnato da frenetiche standing ovation in sala, allorché Spencer stampava sulla testa del malcapitato di turno, il classico “piccione”, ovvero il pugno sferrato dall’alto sulla testa. Il clamoroso successo dei due film Trinità, che all’inizio degli anni ‘70 incassarono oltre 10 miliardi di lire, convinse Bud e Terence a realizzare un filone interminabile con altri titoli felici: fra questi ... altrimenti di arrabbiamo, I due superpiedi quasi piatti, Nati con la camicia, Miami supercops e Pari e dispari. Tutti film che Sky ripropone in questi giorni sul canale Cinema Classic Collection sino al 3 luglio, dedicandoli alla memoria di Bud e celebrando una delle coppie più amate del cinema.
Da solo, Bud lavorò però anche per Dario Argento in Quattro mosche di velluto grigio.

FAMA ALL’ESTERO
Da segnalare l’enorme consenso che la ditta Spencer-Hill ha ottenuto anche all’estero, per esempio in Germania dove le loro risse hanno trovato fan sino a creare un neologismo: Sich budspenceren, ovvero “dare cazzotti come Bud”. Spencer è poi stato onorato con una statua a Budapest mentre il gruppo electro house Blues Explosion ha aggiunto il nome dell’attore al proprio marchio. La Bud Power ha prodotto fagioli in scatola perché quello era il suo cibo preferito nei film di Trinità mentre per Playstation è disponibile addirittura un videogioco a tema. Negli ultimi tempi le passioni di Carlo/Bud sono diventate intelligenti fonti di guadagno extra-cinema: ha fondato la compagnia aerea Mistral Air, oggi Poste Air Cargo; scritto libri spassosi (Mangio dunque sono, uno dei titoli); imparato cinque lingue e lanciato persino un marchio di jeans. Senza mai interrompere il sodalizio umano con Terence che continua a ripetere: «In 40 anni non abbiamo mai litigato, volevo bene a Carlo». E noi con lui.