«Un brano musicale che mi rappresenta oggi è C’è chi dice no di Vasco. Di no ne ho presi e ne continuo a prendere, infatti continuo a fare gavetta...». Enrico Papi rilegge il brano di un grande emiliano come Vasco Rossi alla vigilia dell’inizio di una nuova estate in musica per il conduttore romano che Mediaset continua a proporre come uno dei volti simbolo dell’azienda e in particolare della rete più giovane: Italia 1 dove da domani sera in compagnia di Noemi condurrà Radio Yoga Estate, il format live prodotto da Radio Bruno in onda dalle più significative piazze dell’Emilia Romagna. La prima sarà piazzale Roma di Riccione con il mare alle spalle e il pittoresco viale Ceccarini di fronte. Una fotografia in musica che è sinonimo di estate. Sul palco vedremo e ascolteremo un parterre di artisti quasi tutti “sanremesi”: Tommaso Paradiso, Francesca Michielin, Le Vibrazioni, Francesco Gabbani, Levante, Serena Brancale, Leo Gassmann, Tredici Pietro, Michele Bravi, Shade, Aiello, Kamrad, Bambole di Pezza, Gard, Angie, Delia e Eddie Brock.
Enrico, oltre ad essere il Papi ormai lei è un po’ anche il Papa di Italia Uno. Si può dire?
«In particolare in estate sicuramente! Ma di questo sono contento perché significa che anche nella bella stagione la televisione manda in onda programmi di qualità che fanno compagnia alle famiglie...Insomma la tv non si spegne. Come diciamo nello slogan: E... state con Italia1!».
Cosa pensa delle letture sempre un po’ polemiche sui programmi e sui conduttori estivi che qualcuno considera di serie B?
«Penso che sia sbagliato fare questo tipo di distinzione. Sono sicuramente diversi anche per formati, scenografie, modalità di racconto. Sono tipi di programmi che in autunno e in inverno non si trovano. Io da ragazzino aspettavo sempre i programmi tv dell’estate perché mi mettevano allegria e penso che questa sia la lettura giusta. Anche perché si deve andare incontro a una tipologia di telespettatore che magari ha una concentrazione diversa, anche un approccio diverso nella visione dei programmi».
Lei come immagina la platea dei telespettatori estivi?
«Immagino che anche loro siano all’aperto, magari su un terrazzino guardando la tv accesa dentro una finestra».
Altro tema: la musica in tv. Non sarà un po’ troppa? Come dire: cantiamoci su in assenza d’altro...
«Beh, potrei dire semplicemente che la musica non è mai troppa ma credo ci sia di più. In particolar modo in una estate come questa in cui non è scattata la ricerca del tormentone a tutti i costi. Nel nostro come in altri programmi sono protagoniste canzone davvero belle. E poi, in una stagione piena di preoccupazioni che vanno dalle guerre nel mondo all’instabilità economica e agli eccessi climatici col caldo, credo trascorrere serate ad ascoltare musica rinfreschi e alleggerisca un po’ tutto. È l’aria condizionata anche per chi non ce l’ha...».
Quindi, Enrico, una autorità musicale come lei ci sta dicendo che i tormentoni di solito sono brutti?
«No, no, assolutamente. Semmai il contrario. Li adoro. Sono una tradizione. Mi dispiace, anzi, che quest’anno non ci sia e mi pongo una domanda...».
Quale?
«Che i tormentoni abbiano cambiato stagione? Forse ci si concentra meno sull’estate e i tormentoni di una volta oggi sono in realtà i brani che vengono presentati a Sanremo?».
Se così fosse significherebbe che hanno guadagnato in longevità... «Beh sì... anche perché i tormentoni di una volta erano, usando il lessico social di oggi, i reel o le stories in musica.
Quindi forse, continuando, nel paragone, potremmo dire che la musica leggera di oggi è tornata a ragionare come ai tempi dell’analogico e non del digitale».
A fianco a lei in conduzione ci sarà Noemi protagonista nei giorni scorsi di una brutta caduta dal palco in Abruzzo...
«Già, ci ha fatto preoccupare molto. Per fortuna sta meglio e non ha mai perso il buon umore. Ci siamo scritti nei giorni scorsi e mi ha detto: “Pensa se fosse successo durante le nostre riprese! Avremmo fatto... un botto di ascolti!” (Sorride) Sono le conseguenze che si pagano nel mettere due romani veri come noi sullo stesso palco».
Anche se non li dimostra affatto lei ha compiuto 60 anni. Si considera un po’ anche il daddy di Italia 1 che è la rete dei giovani?
«Sessanta cosa? Non so di cosa parla...ogni tanto va via l’audio! (Ride). No, daddy assolutamente no, anche perché non credo che Italia 1 sia solo la rete dei giovani. È sicuramente la rete di Mediaset che resta più moderna e alla quale sono affezionato perché la sento mia...Sebbene io con Papi Quotidiani ho esordito su Canale 5».
Già, perché lei nasce gossipparo... Quando il gossip però era un po’ più innocente e divertente di oggi non trova?
«Sì...e tutto iniziò con una chiacchierata con l’allora direttore del Tg1, Carlo Rossella che apprezzò l’idea e mi diede uno spazio dopo il tg della notte. Poi mi notò Berlusconi e appena si creò l’occasione, con la candidatura di Sgarbi alle elezioni che lo costrinse a fermare il suo Sgarbi quotidiani, mi proposero Papi Quotidiani con degli ascolti spettacolari. Quel tipo di gossip, però, è finito con l’avvento dei social in cui ormai sono gli stessi vip attraverso i loro canali a fotografarsi e a dare notizie sul loro privato. Noi, così come le riviste che c’erano allora, facevamo del gossip a tinte rosa. Ci muovevamo per lo più in spazi pubblici nei quali, se qualche vip si lasciava andare, veniva sorpreso ma sempre mantenendo un sottofondo divertente... Il gossip di oggi, invece, mira allo sputtanamento della persona che è qualcosa di molto diverso. Se avessi tempo mi piacerebbe dirigere un giornale che torni ad essere dedicato al gossip leggero e divertente sui personaggi famosi».
Televisivamente parlando, c’è un bel traffico di conduttori. Lei è una bandiera di Mediaset che prospettive ha per sé?
«Beh, le do una notizia. A settembre Sarabanda compirà trent’anni quindi, anzitutto, spero che, essendo il programma un patrimonio Mediaset, lo festeggeremo come si deve!».
Le faccio un’altra domanda di rito in questo periodo per i conduttori di quiz: sente il fiato sul collo di Amadeus pronto a tornare?
«Io penso ci sia spazio per tutti e in effetti mi pare, per fortuna, lavoriamo tutti. Io, poi, faccio i miei programmi molto caratterizzati, quindi...».
C’è tra i suoi colleghi qualcuno che può definire vero amico?
«Amico vero, oggi, direi di no. Davanti alle telecamere ci vogliamo tutti bene e ci abbracciamo ma poi arrivano le coltellate alla schiena. Posso dire di essere stato onorato dell’amicizia di due grandissimi come Raimondo Vianello e Maurizio Costanzo che ho avuto la fortuna di conoscere e frequentare anche al di fuori del lavoro».
Tra quelli, diciamo così, tuttora in campo?
«Le posso dire chi è il più bravo: senza dubbio Gerry Scotti».
Mentre nel mondo della musica ha amici?
«Orietta Berti. Ci conosciamo da qualche anno, ci mandiamo messaggi continuamente. Sto aspettando di assaggiare il suo ultimo gin! È divertentissima».




