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Chi l'ha visto, il grido di dolore di Federica Sciarelli: "La gente spariva anche durante la quarantena"

Alessandra Menzani
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Quattro anni fa la sanguigna Federica Sciarelli, su queste pagine, confessava di essere provata dopo dodici anni alla ricerca di persone sparite a Chi l'ha visto?, trasmissione di Raitre sempre in trincea, in prima serata, con un seguito di pubblico enorme. Di anni, adesso, ne sono passati sedici... «Sì, dico sempre che sono stanca, 42 puntate in prima serata non sono semplici. "Se vuoi te ne togliamo due", aveva detto il direttore. E invece...adesso me ne danno di più. Ma l'ho superata. Come tanti di noi, la vivo con tristezza: tutte le mail che arrivano in redazione, per quanto quanto uno cerchi di sdrammatizzare, colpiscono. È un periodo brutto, nulla sarà come prima, rimarremo con la paura. Quando mi dicono che i parenti delle vittime del Covid non si sono potuti salutare, abbracciare l'ultima volta, nemmeno celebrare il funerale, mi ricordano gli scomparsi: non riesci a metabolizzare il lutto perché non sai cosa sia successo e che fine ha fatto il tuo caro. Questo avrà una forte ripercussione».

 

 

 

Chi l'ha visto? è andato in onda nonostante il Covid e il lockdown. Come ci siete riusciti?

«Un miracolo. Tra l'altro, ebbi Sileri in studio, quindi siamo andati in quarantena per il vice ministro della salute! Un po' di stress c'è stato. Non è stato semplice però io sono una privilegiata, abbiamo potuto continuare a lavorare, ci teniamo perché siamo un programma di servizio pubblico».

All'inizio c'erano le vignette: cosa fate a Chi l'ha visto?, tanto tutte le persone devono restare a casa?

«Siamo riusciti, con i pochi che stavano in giro, a ritrovare macchine e persone. La tipologia è cambiata, molte persone che di solito scompaiono - malati di Alzheimer, anziani - stavano a casa, abbiamo ripreso dei casi che non avevamo ancora risolto. Il programma è cambiato. I cittadini ci chiedevano del Covid, un appoggio».

Nuovi appelli ce ne sono stati?

«Ogni mercoledì arrivano una decina di appelli, di solito. Con il sito anche dieci al giorno. Durante l'ultima puntata solo due. Siamo una sorta di osservatorio, purtroppo è un periodo brutto per tutti: quando dico "facciamo presto" è perché alcuni scomparsi avevano scritto un biglietto di addio. Sono sono tolti la vita. Siamo in un momento di crisi economica, padri di famiglia sono rimasti disoccupati. È importante arrivare presto».

E come?

«I telespettatori ci danno sempre una mano. È un programma in cui siamo vicini alle persone. Abbiamo un bel pubblico, più ci seguono, più troviamo gli scomparsi. Se sparisce la persona che ha perso il senso orientamento, per la Polizia è impossibile mettere in giro un milione di telecamere per le strade. I nostri telespettatori è come se fossero delle telecamere, delle volanti. Partecipano, hanno anche intuizioni che noi non abbiamo. Il programma è fatto con loro».

Cosa l'ha colpita di più?

«Siamo diventati un centralino, chiunque pensa di avere subito una ingiustizia ci chiama. Abbiamo sempre trattato temi che non avevano dignità e spazio nella grande informazione. È nostro racconto del Paese. Ci hanno chiamato alcuni famigliari che non riuscivano ad avere indietro gli oggetti dei parenti deceduti per Covid. Sembra una piccola cosa, ma bisogna immaginare che sono andati via con ambulanza, poi morti in ospedale. Dunque sei attaccato all'orologio di papà, alla catenina».

La quotidianità, in televisione, come la vive?

«All'ingresso della Rai ti provano la febbre con lo scanner. A volte, quando sono stanca, il giovedì dico: non è che mi rimandate a casa perché ho la febbre? Dopo Sileri, quando era risultato positivo, abbiamo capito che bastava si ammalasse uno di noi e saltava il programma. Quelli che erano li quel giorno tutti messi in quarantena. Non possiamo stare in smartworking, non posso condurre da casa, c'è il montaggio. Ho dato una regola ferrea: gli inviati a Milano non si muovevano da lì. Ci hanno levato gli ospiti, ci hanno levato il pubblico, giustamente. A un certo punto ho guardato la telecamera e non l'ho vista più: avevano levato l'operatore. Dalla settimana scorsa reintrodotto un ospite, che però deve venire dalla stessa regione. E devi trovare l'ospite coraggioso, non hanno tanta voglia di entrare negli studi».

I suoi colleghi come se la sono cavata?

«Sono andata ospite da Massimo Gramellini. Lui fa la trasmisione a via Teulada come me, poteva avere solo uno che lavorava li come ospite. "Federica, ti prego, vieni tu...". Sono andata tutta la puntata. Skype non sempre funziona bene. Avevo in collegamento Vittoria Brambilla che raccontava della sua associazione: per i primi 4 minuti non sentivo niente. Cercavo di interpretare!».

Come ha reagito quando vi hanno chiesto di proseguire fino al 29 luglio?

«Ho dato la mia disponibilità. Trovo giusto che l'azienda abbia deciso che a luglio non si spenga l'informazione. Una valutazione seria».

Dopo andrà in vacanza? Dove?

«Sono una di quelle che vede il bicchiere mezzo pieno. Non andrò all'estero, con la preoccupazione di restare bloccata. Ci saranno vacanze ridimensionate e più vicine. Ragiono giorno dopo giorno. Andare al mare a Ostia mi sembra già un miraggio».

In famiglia come ha vissuto la quarantena? Come è riuscita a stare ferma lei che è anche mezzofondista?

«A Roma siamo stati disciplinatissimi, anche a Napoli. Mi hanno chiuso prima la pista di pattinaggio, poi la palestra, poi non si poteva andare in bici. Faccio sport dalla mattina dalla sera di solito, quindi...mi sono comprata la ciclette. Mio figlio ha 24 anni e vive con me attualmente, gli ho fatto fare i mestieri perché se io fossi uscita - essendo in quarantena - mi avrebbero arrestato. Detto questo, sono una privilegiata: ho continuato a lavorare. Quando ho potuto incontrare finalmente mia sorella a pranzo da me è stato più bello che... vedere Brad Pitt».

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