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Referendum, gli ultimi botti: "Palle al vento" e "parola di sorella"

di Claudio Brigliadorisabato 21 marzo 2026
Referendum, gli ultimi botti: "Palle al vento" e "parola di sorella"

2' di lettura

Nella bagarre finale di questa campagna elettorale entra a piedi uniti anche la sorella di Antonio Di Pietro. Quel gran volpone dell’ex toga di Mani Pulite, oggi autorevolissimo frontman del fronte del Sì alla riforma Nordio, va ospite in studio di David Parenzo a L’aria che tira e in pochi minuti abbatte tutti i totem degli anti-Meloni (e di conseguenza, sostenitori del No), da Nicola Gratteri al presunto rischio-dittatura con annesse “derive trumpiane”. E lo fa con la forza della sua saggezza popolare. «Voto Sì perché la riforma era già nel programma del centrosinistra», mette subito in chiaro Tonino, mandando gambe all’aria la propaganda di Schlein e Pd, oggi dietro le barricate ma che in tempi non sospetti si dicevano favorevoli alla separazione delle carriere.

«Così avevamo fatto noi col secondo Governo Prodi - ricorda Di Pietro -. La riforma sulla separazione di carriere era già stata approvata dalla Camera dei deputati, ma poi un avviso di garanzia al ministro di allora e a sua moglie portò alle dimissioni e alla caduta del Governo Prodi, e la riforma rimase incompleta», ricorda l’ex magistrato, a metà anni Duemila leader di Italia dei Valori e ministro delle Infrastrutture a proposito di quanto accaduto a Clemente Mastella e consorte nel 2008.
Quindi ecco la bordata a Gratteri, che ha parlato di un “modello americano” dietro la riforma. «Palle al vento sparate a casaccio», lo liquida l’ex collega, che poi snocciola una massima familiare. «Io voto sì perché per me la separazione delle carriere ha una sua logica, una conseguenza rispetto alla decisione di aver definito con il giusto processo che le parti, l’accusa e la difesa, stanno davanti a un giudice terzo. Per me vale l’osservazione che ha fatto mia sorella: “Ah, terzo, vuol dire che ci sono un primo e un secondo. E qual è l’anomalia?”. Il terzo giudice è fratello di sangue: fanno lo stesso concorso, la stessa carriera e l’uno decide dell'altro. “Eh ma non è giusto”. E io le ho detto: e tu giocheresti una partita in cui l’arbitro viene scelto anche da uno dei giocatori?
“Io no”, e se lo dice mia sorella che ha 91 anni, ci credo».