(Adnkronos) - Al centro della riscrittura della Yourcenar è una donna, non già la spietata eroina del mito, bensì una donna di carne e dolori, che vede inciso, profondamente, sulla sua pelle il marchio della solitudine e dell'abbandono. Una tragedia dell'amore ferito, calpestato, disatteso che, nella rappresentazione di Cutuli, diviene archetipo di un dolore universale, di un dramma che si ripete da sempre nel tempo. Le musiche ricercate, a tratti stranianti (dalla Bertè ai Depeche Mode, Piccola Orchestra Avion Travel, 99 Posse), cantano le ragioni del cuore, integrano le parole nude, divenendo occasione di una pantomima che è espressione corporea dei disordini dell'anima. Ed ecco che in una scena sobria, dove gli elementi sono ridotti al minimo, si disegna una storia complessa in cui il pubblico si trova immerso, se non addirittura coinvolto come giudice finale di una colpa confessata senza riserve. A lui, Clitennestra, rivolge l'ultima preghiera, per chiarirsi e per chiarire, prima dell'atto irrimediabile ed estremo.




