(Adnkronos/Cinematografo.it) - "La vita di Kiko è complicata -spiega il regista- deve marinare la scuola per andare a lavorare in cantiere. Kiko è un adolescente che deve ancora scoprire chi è e per cosa vale la pena vivere. Un giorno arriva un amico del padre di nome Ettore, interpretato da Giorgio Colangeli, che si propone come maestro in grado di indicargli una via d'uscita. Ma anche lui nasconde un mistero". "Questo non è né un film di denuncia né sull'immigrazione", precisa poi Moroni, perché "quel che succede a Kiko potrebbe succedere anche a un italiano. Non volevo raccontare l'immigrazione, ma la seconda generazione di immigrati, quelli che sono nati in Italia". Per farlo il regista ha passato un mese in un liceo scientifico romano, sulla Prenestina, insieme agli adolescenti: "A tutti domandavo: Pensi che la scuola sia un luogo fondamentale per il tuo futuro? Tutti mi rispondevano di sì. Purtroppo spesso la scuola è fatta di valutazioni e di protocolli che ne segnano un forte limite. Ettore invece non è un maestro come tutti gli altri, non gli interessano i voti, ma conduce Kiko a scoprire la filosofia, che è il luogo più profondo di contatto con il sapere. Anche se è difficile rappresentare la filosofia al cinema!". Nel film ci sono tanti testi della filosofia e della letteratura occidentale (da Platone a Nietzsche), un percorso ideale di conoscenza che porterà Kiko a farsi domande sempre nuove sulla sua vita e sulle sue scelte. "Avevo molte somiglianze con il personaggio di Kiko, tutti sogniamo di avere un futuro migliore e poi i problemi che ha Kiko sono universali", dice Mark Manaloto che tra le letture fondamentali nella sua vita mette al primo posto proprio un testo filosofico, 'Così parlò Zarathustra' di Nietzsche. Mentre il regista e Giuseppe Fiorelloindicano come testo di vita fondamentale, rispettivamente, 'Le memorie di Adriano' e 'Il codice dell'anima' di James Hillman.




