(Adnkronos/Cinematografo.it) - "Il lavoro sul film è iniziato il 1 febbraio 1999, le riprese nel marzo del 2000 e sono terminate nell'agosto del 2006. German iniziò a girare quando la salute era già indebolita e la malattia peggiorò durante la lavorazione: ci abbiamo messo davvero l'anima in questo film, lui anche in senso letterale", dice Viktor Izvekov, uno dei produttori. "L'idea di fare un film tratto dal romanzo dei fratelli Arkadij ci venne all'indomani dell'invasione sovietica in Cecoslovacchia, ma ci dissero senza mezzi termini di non sognare neanche lontanamente di provarci", racconta Svetlana Karmalita, moglie di German e sceneggiatrice del film: "Ma quel sogno ci ha accompagnati per anni e dopo Chrustalev, la macchina! (1998, ndr) Aleksej ha deciso che fosse giunto il momento di farlo". Un'opera dalla lavorazione complessa, come detto, aggravata dalle condizioni di salute del regista: "Ho assistito alle riprese solamente un paio di volte - racconta Aleksej German Jr. - ma si percepivano gli enormi sforzi, la fatica. Era come vedere uno sportivo al culmine della sofferenza durante una gara di resitenza, ma mi sorprendevo delle continue riflessioni che faceva mio padre sul modo di realizzare il film. L'impressione era quella di guardare Lev Tolstoj mentre scriveva 'Guerra e pace'". Realizzato in bianco e nero e lungo 170', 'E' difficile essere un Dio' segna forse un nuovo capitolo nella storia della settima arte: "Mio padre era posseduto dall'essenza del cinema e credo che la cosa più importante sia il linguaggio attraverso cui un artista si esprime, il modo in cui inventa, crea. Questa è un'opera priva di compromessi - dice ancora German Jr. - che sfida le forme canoniche del cinema stesso e che è qui a ricordarci che un cinema così forte è sempre possibile".




