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Italia, Roberto Mancini miracolato: perché siamo teste di serie

Davide Locano
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Finalmente ci siamo levati dalle scatole la terribile pausa per la Nazionale. Oh, sia ben chiaro, non è mica colpa degli azzurri che, anzi, piano-piano stanno uscendo dal fosso e anche grazie a Mancini stanno mostrando cose buone (la prima Italia, per così dire, «spagnoleggiante»), ma il dato di fatto è che due settimane a far finta che ci interessi la Nations League sono davvero troppe. Di quello che pensiamo noi, però, all' Uefa frega il giusto, ovvero niente. Per carità, alla fine sono loro che mandano avanti il carrozzone, e infatti hanno stabilito che la Nations League ci deve piacere per forza, al punto di darle parecchia importanza quanto a «discriminante per stabilire le prossime teste di serie in vista delle qualificazioni a Euro 2020». SALVI E PREMIATI L' Italia, non retrocessa dalla fascia delle più forti grazie alla vittoria sulla Polonia di un mese fa, si ritrova tra le elette: non parteciperà alla fase finale (qualificate Portogallo, Olanda, Inghilterra e Svizzera) ma verrà privilegiata nel sorteggio in programma il prossimo 2 dicembre a Dublino. Quel giorno verranno formati dieci gironi, cinque composti da 5 squadre (in questi verranno inserite le sopracitate quattro finaliste) e altri cinque da 6 e l' anno prossimo si darà via alle succulente partite di qualificazione al torneone continentale e pure itinerante (si giocherà in 12 città del Vecchio Continente, l' inaugurazione è prevista a Roma il 12 giugno 2020). Partiamo da un presupposto: con 24 nazionali ammesse alla fase finale, non qualificarsi sarebbe una vera impresa (passano le prime due di ogni girone e ci sono quattro posti assegnati grazie alla «solita» Nations League), ma visto che arriviamo da un anno tragico... meglio tacere (unico spauracchio la Germania, inserita in seconda fascia). Leggi anche: Bonucci fischiato a San Siro? Lo sfogo tutto da ridere Altra considerazione: ringraziamo lor signori per averci inserito tra le teste di serie, ma con la grande umiltà che da sempre ci contraddistingue non possiamo non ammettere che non ce lo meritiamo neanche un po'. Arriviamo da un «non-Mondiale» e da un successivo anno dove siamo riusciti a mettere insieme la miseria di 3 vittorie, 5 pareggi e 3 sconfitte. BRAVO MANCINI L' Uefa ha voluto premiarci in qualche modo per la solita questione del «blasone azzurro» e, quindi, ringraziamo, tuttavia ben sappiamo di doverci meritare gli applausi attraverso una nuova «idea di calcio». Ecco, il calcio. Roberto Mancini, ct con la sciarpa, ci ha decisamente ben impressionato: dopo i mesi degli esperimenti, le cantonate alla «Balotelli in campo nonostante i 100 chili di stazza», ha deciso di puntare su un assetto preciso (affidato a giocatori tecnici) e un' idea di gioco che esclude tutta una serie di mezze tacche impresentabili. L' Italia non è affatto guarita, ma oggi ha una prospettiva e, per fortuna, tutto il tempo per oliare il meccanismo che ben ha funzionato nei match contro Polonia, Portogallo e Stati Uniti. POCHI GOL Si dirà «facciamo pochi gol e manca il bomber» e questa è una verità incontrovertibile, ma già essere passati da «siamo una banda di scappati di casa» a «ci manca l' attaccante per concretizzare la mole di gioco» è certamente un bel passo avanti. In attesa di capire chi si assumerà codesta responsabilità (Immobile? Il promettente Cutrone? Nessuno di questi?) archiviamo quest' annata azzurra mostrando, finalmente, un timido sorriso. Mancini twitta così: «Sono contento per i ragazzi e per gli italiani presenti allo stadio. Ci dà fiducia aver chiuso bene il 2018. Appuntamento al 2019 e forza Azzurri!». Politano (autore del gol vittoria) così: «Il primo gol in azzurro non si scorda mai: contentissimo per il gol e per la vittoria, che abbiamo cercato fino all' ultimo!». Non è molto, ma è qualcosa. di Fabrizio Biasin

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