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Moise Kean, così il talento della Juve rischia di finire come Balotelli: cosa deve evitare

Gino Coala
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Moise Kean è veloce, forte fisicamente, delicato con i piedi, determinato e predestinato, visto che ogni volta che scende in campo si regala record e numeri da far sballare i maniaci delle statistiche (primo nato nel 2000 a esordire e poi segnare in Serie A, a giocare in Champions, a fare gol con l' Italia Under 21 e poi con quella maggiore). Soprattutto, Moise è un ragazzino, un talento cristallino strappato alle giovanili e buttato tra i grandi, quindi uno che può solo migliorare, stupire, esaltarsi ed esaltare. Sempre che non si faccia fregare proprio dall' età. Già, perché a 19 anni (compiuti lo scorso 28 febbraio), quando hai il mondo ai piedi, rischi soltanto di sbagliare e sprecare tutto, se non ascolti chi ti guida e, quando necessario, ti sculaccia. Altrimenti diventi come Balotelli - altro talento unico con un fisico super - che è esploso poco più che adolescente, ma poi altrettanto velocemente è imploso diventando un rimpianto. Kean e SuperMario calcisticamente hanno tanto in comunque e il colore della pelle è solo un dettaglio: per questo chi ama il calcio ora spera che Moise non si "balotellizzi". L' esultanza di Cagliari - lui immobile davanti alla curva avversaria con sguardo si sfida - è un allarme che non va sottovalutato e non facciamo i finti moralisti: la storia del razzismo non deve essere strumentalizzata. Certo, i buu degli stolti (o ignoranti o forse anche solo semplici pecoroni) non vanno nascosti e anzi devono essere denunciati. Ma non cercati. L' atteggiamento sfrontato dello juventino, invece, ha solamente regalato un' occasione e dato più fiato agli imbecilli (in realtà pochi, per fortuna) della curva sarda. E non era necessario. Come non era necessario (eufemismo) il commento social di Balotelli («E dì a Bonucci che la sua fortuna è che io non c' ero là. Al posto di difenderti che fa questo? Mah, sono scioccato giuro. Tvb frate!») per creare altre inutili polemiche. Perché un conto è giustificare il razzismo, un altro è insegnare a un ragazzino il modo in cui comportarsi, proprio come ha fatto il difensore bianconero dopo il match: «La colpa è al 50 e 50. Kean ha sbagliato, la curva ha sbagliato. Kean sa che quando si fa gol deve pensare a esultare con la squadra e basta, abbracciarci tutti insieme. È stato un episodio e sa anche lui che poteva fare qualcosa di diverso». Ecco, la fortuna di Kean - ma pure di tutti noi che amiamo i campioni e non vogliamo che si buttino via - è che gioca nella Juve, un club abituato a vincere e a essere provocato, con compagni saggi tipo Bonucci e un mister come Allegri. Uno che - ora capiamo il perché - ha spiegato di impiegare Moise con attenzione per non fargli perdere la testa. Perfino lui che lo allena tutti i giorni, evidentemente, non vuole rischiare di ritrovarsi un altro Balotelli. di Alessandro Dell'Orto

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