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Comanda Ronaldo oppure Sarri? Cosa c'è dietro al riposo con l'Atalanta: le voci su chi conta alla Juventus

Marco Rossi
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La gestione di Cristiano Ronaldo alla Juventus è cambiata. È un dato di fatto inciso nei numeri: non è stato convocato per la trasferta in casa dell'Atalanta, dunque è già alla terza esclusione (dopo Brescia e Lecce) in 13 giornate. Lo scorso anno, la prima panchina arrivò alla 18esima giornata, per coincidenza proprio a Bergamo: entrò a 25' dal termine e segnò il 2-2 finale. Al netto della squalifica da scontare in Champions per via del rosso con il Valencia, tra campionato e Europa giocò 32 gare consecutive: solo a marzo rimase in disparte per 6 partite consecutive di A, ma la Juve aveva già ipotecato lo scudetto e i quarti con l' Ajax incombevano. Ronaldo si è sempre conservato, non è una novità, ma era abituato a farlo nella seconda parte di stagione: nell'ultima annata al Real Madrid (2017/18) iniziò a febbraio a saltare qualche gara, mentre nella penultima posticipò il turnover ad aprile. Insomma, gli anni passano e CR7 deve anticipare i riposi forzati, è naturale che ci sia un cambiamento, ma è anche lecito porsi una domanda: è cambiata la gestione personale di Cristiano, o quella della Juventus perché Sarri lo tratta in maniera diversa rispetto ad Allegri? Volendo essere più perfidi, ci si potrebbe chiedere anche se è Ronaldo che gestisce Sarri o il contrario. Il dubbio è motivato dagli eventi delle ultime due settimane, gonfiati dalle dichiarazioni del portoghese. Cristiano è stato sostituito nelle ultime due partite pre-sosta perché «non stava bene», almeno secondo Sarri, e le opache prestazioni erano in effetti un indizio in favore della tesi di quest' ultimo. Ma il portoghese ha cercato in tutti i modi di smontarla, prima riservandogli parole di certo poco gentili in diretta televisiva mentre usciva dal campo al 55' della sfida con il Milan, poi giocando due partite da titolare in Nazionale (dove non riposa dal novembre di un anno fa) in cui ha firmato 4 reti. Il bottino è servito a sottolineare che, come si poteva notare, stava benissimo. Solo in un secondo momento Ronaldo ha raddrizzato il tiro, forse accogliendo una richiesta della società bianconera per sgonfiare il polverone mediatico: «Non sono al 100%, mi sto sacrificando per la Juve, così come per la Nazionale», tornando in linea con Sarri (che nel frattempo almeno sorride per Chiellini che torna a correre dopo il crac al ginocchio). Ma la vicenda non è lineare. Il tecnico bianconero ha dichiarato che «non c'è stato un chiarimento con Cristiano perché i giocatori vanno fatti sbollire», ma in ogni caso «è tornato il dolore al ginocchio» e quindi «l'obiettivo è recuperarlo per la partita con l'Atletico di Champions». Eppure, la Juve ha già conquistato la qualificazione agli ottavi, dunque in linea teorica dovrebbe essere più rilevante il campionato, in questo momento, visto che l'Inter non perde il passo. Ci sono incongruenze a livello di comunicazione: se il timore di Sarri è perdere Cristiano a lungo, vale la pena rischiarlo in Europa? O forse è lo stesso Ronaldo ad avere in mano la gestione di se stesso e, dovendo scegliere, preferisce una gara di Champions, seppur non decisiva (se non per la lotta al primo posto) ad una di campionato? Di nuovo, il dubbio è lecito perché solo un mese fa, a France Football, Cristiano dichiarava: «Se dipendesse da me giocherei solo le parole importanti, quelle di Champion o quelle con la Nazionale, che mi motivano. Però bisogna essere professionisti per rispetto verso chi ti paga», ovvero la Juventus, che punta all'Europa, ma non per questo può permettersi di rinunciare allo scudetto. L' importante, però, è che il concetto sia chiaro a tutti. di Claudio Savelli

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