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Gennaro Gattuso, guai a Napoli: chi rimpiange Ancelotti. La dura vita degli allenatori subentrati

Gabriele Galluccio
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A Napoli la lista degli allenatori che «non sono buoni» si allunga sempre di più, al punto che De Laurentiis dovrebbe domandarsi se forse non sia il suo modello gestionale a non essere più «buono». Gattuso è riuscito nell'impresa di far nascere il partito delle vedove di Ancelotti, che a sua volta aveva generato grossi rimpianti per l'addio di Sarri. Eppure Ringhio ha restituito il 4-3-3 alla squadra, ma è evidente che l'involuzione nulla ha a che fare con la tattica. Tutto è partito dall'ammutinamento novembrino, da allora i partenopei non sanno più cosa voglia dire «normalità». E stasera c'è la Lazio in Coppa Italia: potrebbe essere un'opportunità per dare segni di vita, ma appare più come un un altro massacro annunciato (Allan non convocato, oltre agli infortunati). Leggi anche: Ronaldo ci ha fregati tutti Da quando Gattuso è subentrato ad Ancelotti, i risultati parlano chiaro: una vittoria risicata contro il Sassuolo e quattro sconfitte, per una media punti di 0,6 contro quella di 1,4 del predecessore. L' ultimo ko con la modesta Fiorentina fotografa la realtà di una squadra in balia degli eventi e di una società che non ha più il polso della situazione. Manca ancora tanto calcio da giocare, ma potrebbe non essere una buona notizia: De Laurentiis vorrebbe già fare le valigie a Gattuso, ma non può perché un altro «matto» non lo trova di sicuro. Tra i sette club che hanno cambiato la guida tecnica, il Napoli è quello più in difficoltà e dà adito all'opinione che, se non si hanno le idee chiare, cambiare in corsa è spesso deleterio. GRAZIE IBRA Pensiamo infatti a Pioli. Ha accettato di scalare la montagna chiamata Milan dopo che il «maestro» Giampaolo (1,2 punti di media) è stato silurato in sette giornate. Risultato: i rossoneri hanno continuato ad andare male, almeno fino a quando non è arrivato Ibrahimovic. Quest'ultimo sta dimostrando che generalmente sono i giocatori di qualità a spostare gli equilibri, non gli allenatori. Senza nulla togliere a Pioli, è evidente che il 38enne svedese abbia imposto un cambio di mentalità e di gioco: alle prime due partite da titolare sono seguite altrettante vittorie, con lui il Milan viaggia a 2,3 punti di media. La stessa fatta registrare da Iachini che, come Ibra, si basa però su tre partite: troppo poche per essere rilevanti, ma abbastanza per avere quantomeno qualche indicazione. Il caso della Fiorentina è particolare: è vero che Montella non ha mai fatto faville (1 punto di media ed esonero dopo 17 giornate), ma allo stesso tempo vanno considerati gli infortuni importanti con cui ha dovuto fare i conti. Iachini si è ritrovato un Chiesa recuperato e ne ha approfittato portando a casa 2 vittorie e 1 pareggio. L'inizio promette bene perché fare peggio era difficile, ma è presto per sbilanciarsi in giudizi. Nel frattempo la Sampdoria è stata la prima a cambiare, tra lo stupore generale: Di Francesco aveva fatto una semifinale di Champions due anni fa, eppure a Genova è durato il tempo di sei ko in sette partite. PAURA A GENOVA Al suo posto è arrivato Ranieri che, dall'alto del suo pragmatismo, sta cercando di portare a casa la salvezza, ma è pur sempre sedicesimo con 1,2 punti di media e quindi ancora a rischio. Va decisamente peggio al Genoa, che Preziosi sta condannando alla serie B: Andreazzoli è durato otto giornate, al suo posto Thiago Motta ha vinto all'esordio e mai più nelle seguenti otto partite. Nicola ha imitato l'ex interista: successo alla prima e poi due ko. Preziosi può provare ad ingaggiare un allenatore per ogni giornata, magari così si salva. In balia degli umori del presidente è anche il Brescia, che da neopromosso aveva raccolto poco ma ben figurato nelle prime 10 giornate. Corini è stato esonerato e poi richiamato dopo le tre partite (e altrettante sconfitte) di Grosso: della serie, come regalare vantaggio alle avversarie. L'altro lato della medaglia è invece Gotti, che da soluzione tampone è diventato l'uomo di copertina dell'Udinese: dopo 10 giornate con Tudor, le successive 10 hanno segnato la svolta dei friulani, che stanno  viaggiando spediti verso la salvezza. Forse il trucco di Gotti sta proprio nell'essere un allenatore che in realtà non vuol fare l'allenatore. di Gabriele Galluccio

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