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Samantha Leshnak, la calciatrice americana non aderisce alla campagna Black Live Matters e non si inginocchia all'inno

Carlo Nicolato
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Ci sono 500mila morti per Covid-19 nel mondo. Negli Stati Uniti ieri è stata superata quota 125mila, l'economia mondiale si è fermata, milioni di persone hanno perso il lavoro e altri sono alla fame, ma se qualcuno si inginocchia in pubblico e in religioso silenzio state certi che non lo fa per solidarietà alle vittime, ma per allinearsi al movimento Black Lives Matter che protesta contro le ingiustizie razziali e la brutalità della polizia. Niente di sbagliato, ma val la pena celebrare piuttosto chi ha il coraggio di non allinearsi e non perché pensa che le ingiustizie razziali non vadano combattute, ma perché è convinto che in un momento del genere vada piuttosto celebrata l'unità, la Patria e la compassione.

 

 

Mentre le sue compagne si inginocchiavano per protestare insieme al Black Lives Matter, proprio durante quell'inno nazionale che gli stessi militanti del movimento vorrebbero cancellare perché in odore di razzismo, Samantha Leshnak, sconosciuta portiere di riserva della squadra di calcio femminile del North Carolina Courage, rimaneva in piedi con la mano sul cuore come si dovrebbe per onorare lo Star-Spangled Banner. "Sam" Leshnak è bianca, bionda, eterosessuale, sposata, antiabortista e sul suo Instagram cita la Bibbia. Già questo basterebbe per farne di lei la rivoluzionaria perfetta dei nostri tempi, donna e persona controcorrente. 

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