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Qatar 2022, il ruolo che ha stravolto il Mondiale: ciò che nessuno ha notato

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Claudio Savelli
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Se sull'evoluzione tattica delle squadre ha detto poco, questo Mondiale sui giocatori del futuro ha invece suggerito molto. Ha messo in luce l'evoluzione di alcuni ruoli, identificando nuovi identikit che verranno presi a modello dalle generazioni future. Il portiere ideale, ad esempio, è agile, filante e reattivo dal punto di vista atletico e pulito sul piano tecnico. Interpreti come il Dibu Martinez dell'Argentina o Bono del Marocco saranno ricercati a discapito dei più esplosivi Neuer della vecchia generazione.

 

 

È fondamentale anche la capacità di dirigere la difesa con personalità (al bando i portieri silenziosi) e di infondere una sana e certe volte illogica felicità ai compagni: ai portieri è richiesto qualche sorriso nei momenti di tensione. Se è vero che una grande squadra deve avere un ottimo portiere e un super centravanti, passiamo a quest' ultimo. I numeri nove torneranno alla ribalta, vedi Giroud, e intanto è stata finalmente sdoganata la nuova tipologia: gli assistenti. Si potrebbe dire, i Nove che non ragionano da Dieci, come accaduto negli ultimi decenni, ma che vogliono sporcarsi le mani come un mediano, correre come un esterno e lavorare come un terzino. Il prototipo è Julian Alvarez, il cui istinto del gol è antico ma la visione del campo e la comprensione di ciò che accade alle sue spalle è futuristica.

 

 

Si è fatto largo anche un nuovo tipo di regista. Colui che non occupa un ruolo ma esegue un compito. Brozovic è stato l'apripista, Enzo Fernandez e Tchouameni ne sono i primi grandi eredi, Amrabat è invece una versione più pratica. Sono uomini di fatica e qualità, insieme, che si muovono senza pause. Se ad un regista veniva chiesa "qualità", ora gli si chiede "continuità" lungo la partita e un periodo. Infine, sono di nuovo al centro i fuoriclasse per qualche anno considerati un lusso perché portavano squilibri e sabotavano sistemi di gioco troppo rigidi. Ora i moduli sono liquidi, quindi si fa largo la figura del tuttocampista di qualità. Come Messi, libero di prendersi gli spazi che vuole e di fare il Messi, per un'ultima volta.

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