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Milan, l'errore (decisivo) di cui nessuno parla: mister Pioli...

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Federico Strumolo
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Poter mostrare il tricolore sul petto non rende necessariamente grande una squadra. Lo fa, invece, il modo di stare in campo, l'atteggiamento dei giocatori e i risultati sportivi. Tutti fattori che, almeno in questo momento, mancano al Milan. Club che nel giro di poco tempo è passato dal vincere un meraviglioso scudetto, il 22 maggio scorso, a interrogarsi per una prima parte di stagione sotto le aspettative. Non è dato sapere cosa abbia detto ieri mattina Stefano Pioli ai giocatori, rientrati a Milanello per dormire subito dopo la deludente sconfitta di mercoledì in Coppa Italia contro il Torino, ma è certo che abbia richiamato gli stessi all'ordine. Sono inaccettabili, dopotutto, le ultime uscite rossonere, con la rimonta subita nel finale da 0-2 a 2-2 in campionato contro la Roma e, appunto, l'eliminazione dalla coppa nazionale ai tempi supplementari, nonostante il Toro fosse in dieci uomini dal 70'. E se parlare di crisi può rivelarsi affrettato, è evidente che il Milan stia vivendo un momento delicato. Ma quali sono i motivi per cui il Diavolo si trova in questa scomoda situazione?

 


RESPONSABILITÀ La sensazione è che tutti all'interno del club abbiano delle responsabilità e che gli errori dei rossoneri si possano riassumere in cinque punti. Il primo è da ricercare nell'atteggiamento dei giocatori, i quali sembrano aver smarrito quell'identità che li aveva resi grandi l'anno scorso. L'umiltà ha lasciato spazio alla spocchia, ma la sensazione è che la rosa non sia abbastanza forte da sostenere un atteggiamento del genere. In sostanza, il Manchester City potrà anche permettersi di giocare con l'arroganza del più forte, questo Milan no.


Poi, ovviamente, c'è il mercato, che si sta rivelando fallimentare. Per accorgersene basta osservare la formazione titolare, che non prevede nessun nuovo acquisto. Insomma, il Milan ha perso un punto fermo come Franck Kessié, finito al Barcellona a parametro zero, e chi avrebbe dovuto fare la differenza sta faticando terribilmente (due nomi? Charles De Ketelaere, comprato per 35 milioni dal Club Bruges, e Divock Origi, pagato 4 milioni netti annui: in due hanno messo a referto appena 1 gol e 2 assist).

 

Il terzo punto riguarda lo stesso Pioli, tanto osannato dai tifosi l'anno scorso, quanto criticato in queste settimane, a causa di cambi discutibili e della scelta di ricorrere con sempre maggiore frequenza alla difesa a 3, mal digerita dai giocatori. Il tecnico, tra l'altro, finisce sul banco degli imputati anche per una scarsa valorizzazione dei tanti giovani arrivati a Milanello nell'ultimo anno e mezzo. Si è detto delle difficoltà del 21enne De Ketelaere, in più il centrocampista Yacine Adli (22 anni) è un oggetto misterioso (solo 4 spezzoni in stagione), MalickThiaw (21) rappresenta l'ultima alternativa in difesa (anche per lui solo 4 presenze), come Marko Lazetic (18) in attacco (una presenza), mentre Aster Vranckx (20) è quello che ha fatto vedere le cose più interessanti, nonostante appena 7 gettoni in mediana. Per ultima c'è la questione infortuni, che da quando Pioli è sulla panchina del Milan perseguitano i rossoneri. Una situazione che impedisce al mister di schierare la formazione migliore ogni domenica. Al momento sono 6 i giocatori in infermeria: Mike Maignan, Alessandro Florenzi, Fodé Ballo-Touré, Rade Krunic, Ante Rebic e Zlatan Ibrahimovic. Da qualche settimana a lavorare per il Diavolo c'è anche un nuovo preparatore, Andreja Milutinovic. Perché bisogna provarle tutte per uscire da questa crisi di gennaio.

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